Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
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anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



17/11/2009

Postato da
anima alle 16:21

Basta un indizio.Uno solo.
Per vedere nel fiume non più l'acqua, ma la forma di mare.
Il sole si affanna ad asciugare.
La saliva.Dei curiosi.
Ma io non conosco l'ombra.
Del dubbio e del gioco.Io mi gioco.
La pelle.
Se punti i dadi.Io preferisco il nero.
Perchè è elegante.
Io preferisco il nero per depennare.
L'odore del mare.
Io preferisco il nero.
Per vederti in negativo.
E non dover più pensare, al fatto che è giorno pieno da un pezzo.
Tu per altro.
Non hai suonato alla porta, non hai scritto.
Il tuo inchiostro scivola.
O io sono il fiume.
O tu sei il mare.

commenti



13/11/2009

Postato da
anima alle 16:16

Adesso. Ma in fondo nemmeno ora.
Forse era meglio ieri, quando davvero ero attenta a mangiare, polpa di pera.
Forse solo ieri mi stavo occupando. Di me.
Oggi non più.
Perchè fa freddo.
E il freddo fa pensare al tuo corpo caldo, ai tuoi capelli fini, alle pieghe della pelle sulla dita.
E quindi a te.
A te, maledetta benedizione.
A te che abiti il freddo, adesso.
E il caldo, di un pezzo di niente.
Il niente è caldo di sangue, di labbra striate, il caldo di lacrime molli.
Ma gentili, leggere...che chiedono scusa.
Scusa se ancora piango, scusa se mai avrei dovuto.
Averti così tanto impresso.
Scusa se in fondo è solo affar mio.
Averti così, non dico amato.
Io che non lo so fare.
Ma immaginare di averlo, magari, saputo fare.
Per te.
Non sarebbe bastato.
Per quei capelli e quelle scarpe.
Non sarebbe bastato... per camminarci accanto.
Perchè le suole si consumano.E se restano solo i piedi.
Scopri che i miei son troppo piccoli.
Vado assai fiera.
Comunque.
Di tutto l'amore.
Che ho riposto in te.
Seppur sia solo, affar mio.

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08/07/2009

Postato da
anima alle 17:18

Quel che ho lasciato da parte sono speranze.
Non vuol dire che io sia triste, non essere così maldestro nel vedere.
Piuttosto erano quei pensieri sfuggenti, quei fiori d'inverno, quei tavoli rigati ad essere cose buttate nel mezzo.
Desideri mal posti.
E quindi inutili, come i quadri appesi e sghembi.
Quel che rimane è la pelle, più ruvida.
Di sole diresti.
Di vetro ti dico.
Vetro di finestre da cui ho guardato, vetro di bottiglie da cui ho bevuto.
Vetro di occhiali, non puliti.
Ho gli occhi opachi infatti.
Ma è l'ombra ad ingannarti.
L'apparenza del sole nascosto.
Quel che c'è dentro è la polvere, vecchia che si vede in controluce.
Ho occhi opachi di mondi ubriachi...ho bevuto e asciugato vetri
Ho occhi opachi di monti e di strade..di chi è passato controvento.
E non sono quella di un tempo diresti
Ma chi mi guarda adesso.Trova o scopre.
O ritrova e ricorda.
E' così che va il mondo.
Ognuno in piedi, seduto, abbracciato, disteso.
Ognuno stupido, confuso, maledetto, amato.
Qui.
Fra le cose.
Fra gli umori.
Nel doppiofondo di un sole.
D'estate che si ammala di afa.

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