Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



30/04/2003

Postato da
anima alle 21:43

PROCESSIONE
Campane a festa e fiori per strada. La processione del santo patrono passa da piazza Vantini e la gente cammina composta. I bimbi delle elementari aprono la cerimonia con le loro tuniche e margherite in mano. Dietro Don Franco inebria l'aria con incenso, sembra nebbia profumata. Segue il carretto addobbato da tutte le donne del paese, la statua e la banda.
Cantiamo e che sia di gioia, quante volte ho sentito quella frase. La litania degli anziani fatica ad andare a tempo con il ritmo gioioso dei clarini e della grancassa, ne esce un accrocchio di voci strascicate che fanno gloria al cielo.
In questo angolo di mondo, si muove un bastimento di anime e io in mezzo. Perchè festeggio il compleanno delle mie preghiere, un anno in più di stelle cadenti e desideri affidati al firmamento.
Mi stai guardando e lo so, filtra un raggio tra le nuvole. Buongiorno a te.
Passa e ripassa sulla terra la gente che spera, e poi s'incrocia e cammina ancora un po'. E sembriamo tutti dilettanti d'infinito, arlecchini di quotidianità.
Se ti sfugge un sorriso fai nascere una stella, le darò il tuo nome.
E così sia.










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29/04/2003

Postato da
anima alle 18:37

VIA
Ho smesso di raccontarti quello che non esisteva, la lucidità è come uno scatto d'orgoglio. Non si può reprimere la dignità. E così ti ho affrontato, inerme ed insicuro come non ti avevo mai immaginato. Perchè la visione distorta del mio desiderio ti regalava un posto da re,  sovrano del castello dei nostri giorni.
Mangio pop corn dolci e  guardo un film americano. Al cinema da sola mi sento bene, fuori dall'obbligo di programmare il come e il quando. Perchè la libertà non ha più il tuo nome ed ora non ha più importanza.
Non sono triste e non capisco perchè dovrei esserlo. Ho sempre pensato che il gioco di carte degli incastri è un azzardo a metà strada tra il tempo e la vanità, perciò il banco è vuoto e il tavolo attende nuovi giocatori.
Scorre la pellicola, la macchina da presa ha immortalato sguardi e vestiti di tanti anni fa. Il trucco camuffa un'emozione ma nessuno la scorge.
Presente e passato si fondono solo nella mente, in quell'angolo polveroso delle frasi non dette, dei viaggi non fatti, dei desideri sopiti. Perchè la vita è fatta anche di immaginazione, angoli segreti mai confidati per timore o per speranza. Dell'uno e dell'altra è piena l'anima di un vagabondo, di un pastore di parole.
E io le raccolgo perchè nel prato del giorno non si perdano, le appunto e poi le nascondo. Perchè la luce sbiadisce l'inchiostro, perchè gli occhi  non si facciano male passando su quel rigo.
Vento caldo che viene dal mare, saluti da una cartolina delle vacanze.
Ancora un perchè, mi basta una risposta. Quell'unico scherzo del destino  ancora si prende gioco di me, come granelli di sabbia scivolano tra le dita i saluti frettolosi, voci smorzate di un treno che va.











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27/04/2003

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anima alle 21:41

ECLISSI D'ANIME
Incarto il regalo che ho comprato per te. Una scatola vuota. Ti regalo del tempo.
Si farà spazio dentro di te con la meraviglia, cercherai nei miei occhi la conferma di qualcosa che non ti aspetti. Ma io lo sai non seguo i tuoi piani, sono uno scherzo del destino e come tale mi comporto.
Mani incrociate nel silenzio, parole cancellate dal nastro della storia. Così ti rimangono dei minuti da riempire, spiazzato e indeciso non ti avevo mai visto. Perchè tu vivi sul binario sicuro della tua volontà, sull'agenda delle cose da fare scrivi a matita il mio nome. Mi accoccolo e non ti chiedo di più.
C'è un tempo giusto per parlare, dischiudo le labbra e ti lascio immaginare cosa penso, un giorno sentirò la tua voce doppiare i miei pensieri.
La sincronia di due anime è simile ad un'eclissi. Equilibrio sottile di buio e luce in un istante remoto.








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26/04/2003

Postato da
anima alle 16:43

TEMPO PREZIOSO
Gocce di vita, nella cascata dei secondi. Bevo i respiri ed i sussurri, a piccoli sorsi per non sprecare energia.
Ascolto. Quel suono sopito ma ancora distinto che mi trapunta i pensieri non ha voce, solo rintocchi. Ne seguo il ritmo, a volte è un battito, altre solo un percorso, un puzzle di note disperse.
Così ti chiamo e mi soffermo sulla panchina delle cose, tra le scatole accatastate cerco il tuo nome.
Tra i giocattoli ed i libri, tra le fotografie e i ritagli di giornale il tempo è fermato in troppe date. Dov'ero, non saprei risponderti.
Forse persa, forse insonne.
Cristalli di emozioni bloccati tra la polvere e il passato, filtra una luce nel ripostiglio della mia anima. Fotografo lo spiraglio di cielo che sbuca da quella finestra.
Chiudo gli occhi e cavalco una nuvola, la prateria del mondo mi regalerà un po' di libertà.
Preziosa come la vita che ti capita fra le mani, come il tempo che scorre senza chiedere nulla in cambio.











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25/04/2003

Postato da
anima alle 13:19

BARCHETTE DI CARTA
Colleziono lettere non spedite. Non per piacere ma per necessità, per quella strana consuetudine a conservare tutto.
L'album in bianco e nero della mia vita è incastrato tra le righe scritte a penna, a volte l'anima sbava un po' e la sento ancora ripassare sulle parole come il vento sui prati di campagna.
E' come un soffio leggero, un fruscio di sensazioni appena sopite dal tempo, dai primi tocchi di rimmel ai segreti sussurrati su un foglio da nascondere nel cassetto.
La calligrafia è come un'onda sul mare del tempo, lettere come piccole increspature sul profilo sottile del mio umore. Ho navigato, naufraga e temeraria per istinto e per età. Ho visto meno albe di quante ne ho immaginate, il sole all'orizzonte era un atto di fiducia al futuro.
Perchè la speranza si nutre del tempo, come la parola della fantasia. E un navigante lo sa bene.
Continuo a costruire barchette di carta per addomesticare il tempo.
Come il cielo, aquilone del mondo che si confonde con il mare. Scorre la penna e non smette mai.












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23/04/2003

Postato da
anima alle 18:59

MICROCOSMO
Come stai? Non dirmi bene o male. Prova solo a respirare piano. Nell'aria chiusa di quest'abitacolo il mondo non conta.
L'autoradio manda la classifica dei dischi, noi fermi. Piove forte, il cielo ci sta addosso con quelle nuvole che sembravo acquerelli nel buio di questa notte.
Mi rimbomba in testa il tichettio dell'orologio, conto i secondi. Il silenzio delle nostre voci si srotola nell'aria, riempito da note e suoni americani.
Poi ti scoppia una risata e mi spavento. La melodia del tuo sorriso ha un'armonia nascosta, o forse sono io ad avere una prospettiva imperfetta. La vita sul sedile passeggero scorre sempre veloce, leggera e spensierata. Guardo fuori dal finestrino, le luci della città scivolano frenetiche, lasciano scie nei miei occhi.
Mi giro e torno da te, al tuo profilo, alla strada.
Arriveremo a casa molto tardi. Appoggio la testa al finestrino, guida piano, cullami nel traffico e poi svegliami.
Magari borbottando, sottovoce con un sorriso trattenuto in gola.
Mi piace il refrain bizzarro della tua allegria.










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22/04/2003

Postato da
anima alle 17:41

GRANELLI DI VITA
Ho voglia d'aria, di sole e dell'angolo di verde che si vede dalla tua finestra.
So che dovrò aspettare molto, forse altri mesi ma lo sai che gioco con il tempo. La clessidra dei miei desideri ha granelli fini, scivolano veloci nel fuso di vetro, a loro affido i miei momenti cupi.
Piccole mancanze che si depositano sul fondo perchè mi basterà il tramestio di una stazione per dimenticare che mi sei mancato. Ed è come un battito, la sorpresa infantile di un regalo di bimba.
Granelli di sopravvivenza ed essenze di pura vita. Dentro c'è la voglia di esserci.
Non c'è un prezzo per i desideri se non quello della concessione, spesso gratuita al sogno. E io che ancora non ho smarrito la fantasia mi perdo ad inseguire stelle di notte e rondini di giorno.
Vagabonda nell'anima lo sono sempre stata, zingara nei pensieri e un po' strega, con quei miei occhi che raccontano anche il silenzio.
Fermati e guardami. Nulla più.









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19/04/2003

Postato da
anima alle 17:20

PROFUMO LONTANO
Una parola per salutarti, un sorriso per accoglierti, un abbraccio per coccolarti e una nota per cullarti il cuore.
Mi prendo cura delle piccole cose, dei gesti insignificanti perchè non si sporchino di banalità. Quel maglione grigio mi piace ancora tanto, è fuori moda, è un po' logoro e sformato. Mi ci sento bene dentro, come quando ti guardo ridere.
Hai il sorriso veloce, di chi non chiede troppo per la serenità, di chi si rabbuia facilmente dietro un muro di giudizi. Non credo che cambierai, per quanto ti impegni sei un animo troppo vivace. Corri, rimbalzi, ti soffermi solo quel tanto che basta per spiccare un altro volo.
Io ti guardo da questa finestra, ti prendi cura dello strappo di cielo che riesco a vedere e torni a ricamarlo con la tua presenza. Sei una farfalla che conosce l'immenso, io ti regalo una rosa perchè il suo profumo ti parli di me.







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17/04/2003

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anima alle 18:50

PASSI INCROCIATI
Mescolo sospiri e pazienza, insaporisco le parole con un pizzico di polemica. Ho ancora quel carattere un po' ruvido che ti fa stare sempre all'erta. Quel mio essere spigolosa che non mi fa accontentare nè perdonare troppo facilmente.
A volte i discorsi mi stanno addosso come un abito troppo corto, imbastisco fantasia e circostanza per essere all'altezza.
Aggiungo cortesia dove non arriva la simpatia, perchè non sono un tipo di compagnia e lo sai. Sono un po' animale solitario, sempre con un libro in borsa per fermare il tempo con una frase.
Hai paura se ti guardo dritto negli occhi, quella forza che si fa corsa nelle mie pupille ti fa sentire un po' preda di tutti quei pensieri che non riesci a decifrare. Perchè lo sai avrò sempre uno scrigno segreto e la chiave è ben nascosta.
Un incastro fortunato ci ha regalato l'incrocio dei nostri passi, non chiedere di più.
La precarietà è solo l'ansia di non appartenersi, sfiorami la mano e continua a camminare.









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16/04/2003

Postato da
anima alle 14:51

UN GIORNO DI SOLE
Non credere che non ti abbia sentito.
Ti ho sorriso ma non per ipocrisia, l’ho fatto solo per farti scivolare. Come la polvere soffiata via che ancora aleggia in aria. Sul palmo della mano si posano granelli invisibili, io lì come un manichino di una vetrina in allestimento.
Soppeso l’aria e l’assenza del tuo conformismo, della tua vergogna inespressa e del mio orgoglio manifesto. Equilibrio. Alchimia leggera dei nostri pensieri precari, mischio i nostri sorrisi, le notti lunghe e bianche come le lettere mai scritte.
Una per ogni giorno, un calendario in corsivo. Con un filo d’inchiostro vorrei addomesticare la tua paura, costruire una filastrocca per quando si fa smarrimento, lasciare puntini di sospensione perché come Pollicino tu possa trovare la strada.
E dirti “Buongiorno, come stai?” e sapere già che stai bene. Perché voglio sapere che in un angolo di mondo, quello mio, ci sia sempre il sole.
Dalla finestra vedo sbocciare le viole del giardino.
E’ un giorno di sole e ti aspetto”, chiudo la busta e la ripongo nel cassetto vicino al letto.
Avrai parole da collezionare per cullare i tuoi sogni.













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15/04/2003

Postato da
anima alle 18:27

LA FESTA
Un cuore di stoffa riempito di piume buttato sul letto.
Il profumo di cannella si mescola a quello di limone. Mamma cucina dei biscotti per la festa di nonna.
Ripasso il rimmel ancora una volta.
Il caffè ribolle sul fuoco, la sento fischiettare un motivetto che conosco.
Raccolgo i capelli con la forcina con il fiore di madreperla.
"Sembri una principessa"- la guardo mentre non smette di mescolare qualcosa in una terrina.
"E tu Cenerentola"- le tolgo uno sbuffo di farina dal viso.
Corro in camera ancora scalza, accendo lo stereo. Le tolgo frusta e terrina di mano. Rimane a mani alzate, un po' sorpresa.
"Mi si smonta la crema, attenta non scuotere". Intingo il dito nel miscuglio di cacao, uova,maraschino, zucchero e chissà cos'altro. E non smetto.
Ciabatte e grembiule, si dirige con piglio deciso per sottrarmi il dolce fardello.
La anticipo di un secondo.
Balliamo e ridiamo, scivoliamo sul letto proprio vicino al cuore che mi aveva regalato dieci anni fa per il mio compleanno con la stessa torta con la crema.
Mamma non cambierai mai.















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14/04/2003

Postato da
anima alle 19:04

CAVALLUCCIO A DONDOLO
La spremuta è quasi finita, il caffè si è raffreddato.
Ho ancora il giubbino addosso e continuo a spostare i capelli che svolazzano un po' ribelli un po' disordinati per natura.
Dovrò tagliarli prima o poi, non lo faccio quasi mai.
I giorni che passano finiscono nei riflessi castani, nelle striature color rame, hanno il profumo del balsamo e del sole.
I pensieri si incastrano tra i ricci, quasi non volessero partire.
Così mi vedi un po' bambina, un po' donna a seconda dell'umore e della pazienza.
A cavalcioni sulla sedia mi sento ancora su quel dondolo.
Corri cavallino vai più veloce, ancora per un attimo.
Intorno immaginavo praterie e giardini colmi di margherite da cogliere. Ero esperta nel farne ghirlande e collane fragili e profumate. Fermati un secondo e riposa che il mio cuore ha bisogno di respiro per far galoppare ancora la fantasia.
Forzo le braccia, mi hanno sempre sostenuta, seguo la flebile spinta d'insieme e ricomincio a dondolare sempre più veloce.
Il mio cavallo bianco con il suo pennacchio argentato si è fermato davanti al palazzo. Scendo con il cuore in gola, il vestito luccica alle stelle della notte. Le note di un valzer arrivano fin alla strada. Ancora qualche passo e sono da te, mio cavaliere.
La mano si ferma su un nodo, uno dei tanti intoppi della mia vita, qualcosa da sciogliere piano, qualcosa da strappare quando non si può far altro. Capelli e giorni troppo lunghi.
Come una nota stonata, come quando arrivavi per portarmi via.
Cavallino mio, ti sussurravo che era tempo di riposarti nella stalla. Non era vero.















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13/04/2003

Postato da
anima alle 20:18

BUONA VITA SEMPRE E COMUNQUE
Bevo latte caldo, immergo due cucchiaini di miele d'acacia e mescolo. La testa è intontita, pesante, le guance scottano e lo stomaco è chiuso. Non mangio da ieri ma non ho fame.  Mi tocco la fronte, probabilmente la febbre sta salendo ancora.
E' strano come l'appetito segua dei percorsi strani, come un treno sulla voracità della vita.
Ingoio due pasticche ed aspetto.
L'attesa mi aiuta a pensare, a ricordare, a giocare con i giorni che ho impressi nel cuore. Accoccolata nel letto stringo le coperte, mi nascondo quasi dalla luce di questa giornata di sole. E' un normale pomeriggio di primavera, con un leggero vento fresco e con quel primo caldo che invoglia a passeggiare.
Mi ricorda la città che sento mia. Lontana e bella come le fotografie della guida turistica che ho sul comodino. La sfioro, la sfoglio ogni sera per sognarla di notte, la saluto al mattino per prometterle che tornerò presto.
Dietro a quelle didascalie c'è la gioia di quel luglio e i suoi trentacinque gradi, il gelato e le granite al limone. Sotto il sole cocente non mi sono fermata, spinta dall'adrenalina, da quella gioia così improvvisa che il fiato ti si scioglie in lacrime.
"Non era solo un sogno, guardami"- ti dissi. Avevi ed hai ancora quell'espressione incredula e dolce allo stesso tempo di chi mi vuol concedere un'illusione.
Sgranocchio una fetta biscottata, le briciole si spargono sulle pagine patinate e scolorite quasi a misurare in granelli la mia speranza.
Buona vita sempre e comunque.
Lo ripeto come una preghiera, come una tenera ninna nanna per i miei pensieri.
In fondo il dolore è solo un viandante di passaggio e come un pellegrino procede verso l'orizzonte.













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11/04/2003

Postato da
anima alle 17:18

POLVERE DI GESSO
Quaranta fari nei miei occhi, fisso lo sguardo sull'acciaio e li conto, li sfioro con lo sguardo quel tanto che basta per non darmi fastidio.La temperatura della stanza è sotto zero o almeno così mi pare. Il cuore mi martella il petto ma non è paura.
Sono assurdamente felice, emozionata, in fibrillazione come di fronte ad uno spettacolo.
Mi sento piccola, sdraiata sul quel tavolo gelido. Dalla mia prospettiva orizzontale la gente che mi scorre attorno non ha gambe, li vedo muoversi, armeggiare sempre a mezzobusto.
Le loro voci sono distorte, attutite da una mascherina.. Il corpo è avvolto da camici sterili, le loro mani sono velate da guanti di lattice. L'unico contatto è con gli occhi, sola fessura scoperta del loro corpo.
Ho cominciato da allora a sprofondare con cieca fiducia nello sguardo altrui , a misurare tutto senza aver bisogno d'altro che di un'impressione.
La testa si fa pesante, cullata da una pressione lieve, nelle narici ho ancora un profumo di fragola, dolciastro ma non buono. Vorrei parlare dire un "A presto" ma non sento la mia voce, nè credo di poter muovere la bocca. Mi sto addormentando troppo in fretta, scivolando verso un sonno indotto troppo repentinamente.
Così ti vedo ancora per un secondo, come in un primo piano sfuocato con quei tuoi occhi dolci che mi trasmettevano sicurezza, sento la tua mano calda stringere la mia gelida ed inerme.
Poi di colpo nulla, mi ricordo solo un flash,come un corto circuito sopravvenuto con un attimo di ritardo quel tanto che basta per sentire una scossa.
Lo spettacolo si è compiuto senza di me, guidato dalla tua esperienza e dalla mia speranza, dalla mia incoscienza pari solo alla tua testardaggine, dalla fortuna e da Dio. Una candela si consumava piano per me mentre fuori qualcuno pregava e si disperava alla stesso modo, masticava parole di ottimismo insieme ad altre di preoccupazione.
Quando l'impotenza si fa tagliente nemmeno il coraggio può portare sollievo. Così le sale d'atesa si riempiono di gente in silenzio.
Da lontano, dallo stesso silenzio buio ho risentito la tua voce chiamarmi con affettuosa insistenza. Mi sono svegliata con gli occhi pesanti, la voce rotta, la gola rovente e lo stesso senso di gelo nel corpo.
Ho guardato verso il basso anche se mi ripetevi di non muovermi, non ho mai fatto quello che volevi.
Due gambe di gesso, due gambe bianche arrotolate in bende ancora bagnate.
Presto avremo un sacco di passi da fare e polvere di gesso da buttare 
Me ne basta uno solo, sarà come volare.

















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10/04/2003

Postato da
anima alle 17:48

MARE DI CARTA
Ha smesso di piovere, la finestra è puntellata di gocce. Recupero dal cassetto una sciarpa leggera, mi infilo la giacchetta con le toppe beige che mi da quell'aria strana.
Dove me ne vado ancora non lo so. Magari mi fermo all'edicola, compro il giornale per vedere la pagina dei film. Oppure me ne sto a casa.
E' bello avere del tempo.
Magari scrivo del mare che non vedo da anni, delle onde e del loro guizzo che si fa schiuma sugli scogli. Sulla carta imprimo il profumo dell'aria e del sale, incido con l'inchiostro il richiamo di un gabbiano solitario che attraversa il blu.
Ed è solo un unico colore, è sfumatura d'acqua e di cielo. In mezzo l'orizzonte.
Mi piaceva fermarmi a guardare le orme che lasciavo sulla sabbia umida, erano passi trascinati mai precisi. Come a dire che anch'io come le onde lasciavo una scia, imperfezioni di una donna.
In quell'estate di sette anni fa mi ricordo così, un'anima precaria che guarda il mare.
Il cielo si sta rischiarando e ritorna il sole, come in una cartolina da serbare in un diario nel mese di agosto.









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09/04/2003

Postato da
anima alle 16:28

UN QUADRO SENZA CORNICE
Ho dipinto le pareti del salotto di bianco, semplice e sterile alla stessa maniera. La luce che entra dalla finestra sembra farmi compagnia, sfiorandomi lo sguardo senza infastidirmi. Oggi il ficus sembra rinvogorito, la poltrona è ingombra di lenzuola stracciate. Ho spostato il divano a ridosso della libreria ed arrotolato il tappeto rosso comprato al mercatino senegalese. Lo stereo manda note caraibiche.
Cammino a piedi nudi sul pavimento impolverato scandendo a saltelli il ritmo di festa di un cd che sa di vacanza. Le note calde stonano con i clacson che salgono dalla piazzetta. Il profumo di vernice invade la stanza, nel forno la crostata di albicocche è quasi pronta. Mi appoggio allo stipite della porta, il tinello sembra un campo di battaglia: stoviglie, scolapiatti rovesciati, asciugamani impiasticciati, bustine strappate, cucchiai sporchi, sbuffi di farina sul tavolo e vasetti vuoti. L'aria sa di dolcezza, di lievito e zucchero, uova e burro. Accendo la luce del forno, la crosta è dorata, sul viso mi arriva calore e delizia.
Ho tolto i quadri dalle pareti. Ho spostato le fotografie.
Ho fatto spazio, ho bisogno di misurare quest'appartamento con i miei passi.
Ed è festa, brindo alla fortuna.
Immergo la mano nella tempera gialla come facevo da bambina. La poggio sulla parete linda.
Lascio il profilo di un saluto per quando entrerai da quella porta.
Se mi chiederai cos'è ti risponderò che è solo un quadro senza cornice.









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08/04/2003

Postato da
anima alle 22:17

GIROTONDO DI MANI
Un palmo aperto per dirti ciao, come un'istantanea fermata in troppi film. Un treno che parte e mille altri che arrivano, gente che mi passa accanto. Poco prima le mani si erano strette, saluti che sanno di pensieri, di parole ferme in gola, di sguardi in cui puoi leggere pagine di diario. Ti ho lasciato un abbraccio leggero perchè non ti sembrasse un vincolo, come dirti "Torna ....se vuoi", ho appoggiato il viso sulla tua spalla come se fosse un cuscino. Ho socchiuso gli occhi per fermare quell'attimo, addormentare il tempo.
Ti ho accarezzato, per poco. Volevo pensassi fosse un gesto fatto per caso.
Ho incrociato le dita quando mi hai detto che ce l'avrei fatta, scaramanzia di un sogno. E anche se non sarà così continuerò a credere alle tue parole.
Sei profeta della mia felicità e nemmeno lo sai.
Tremo ora come allora. La vita mi scorre dentro e come un girotondo torna da te.







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07/04/2003

Postato da
anima alle 18:46

REGALAMI UNA PAROLA
Regalami una parola e la serberò gelosamente.
La sussurrerò piano quando farà buio e non scorgerò l'alba.
Farò in modo che sia la luce che penetra tra le fessure delle nuvole e bussa al mio risveglio.
La ripeterò come un dolce tormento per non lasciarla sbiadire dal tempo che scorre.
Mi ricorderò di scostare la polvere che si depositerà sul suo profilo.
Le presterò una voce ed un cuore per farle conoscere la tristezza e la felicità, il dolore e la gioia, il clamore di un benvenuto e lo strazio di un addio.
Le mostrerò il senso del tempo perché sappia tingermi la vita con il passare dei giorni, sfumando pian piano l’inchiostro senza lasciare tracce.
La punteggerò con le note perché conosca l’armonia. Suonerò ogni sera per farla accoccolare nell’alcova in cui l’ho riposta.
Lascia che odori di mare e sentirò il suo profumo quando il vento mi attraverserà l’anima.
La cullerò perché si senta amata.
La osserverò con discrezione per poterla riconoscere quando la vedrò girovagare nella mia esistenza.
Un giorno la lascerò libera perché così è stabilito, sarà costretta a cercare un altro giaciglio in cui riposare.
Regalami una parola, questo ti chiedo, perché mi colori la Vita














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06/04/2003

Postato da
anima alle 22:07

A PRESTO
Esco dalla doccia, mi asciugo i capelli con l'asciugamano e sullo specchio appannato dal vapore disegno un fiore.
Sento il profumo della lavanda sulla pelle. E' già troppo tardi, la sveglia è suonata e non l'ho sentita.
Sono fuori norma, fuori tempo. Indosso i jeans logori e scoloriti che ho usato per dipingere le pareti del salotto e la maglietta bianca recuperata dalla pila dei capi stirati, rigorosamente poggiati sulla cassapanca dalla Cecilia.
Due colpi di phon, due noci di gel, arruffo i ricci sulla fronte, lascio scompigliato il resto. Non mi piace la perfezione, stare allo specchio è una perdita di tempo.
Passo il lucidalabbra e spruzzo il profumo al muschio bianco con quel suo gusto un po' forte.
Sul biglietto obliterato del tram mi hai lasciato scritto "A presto".
Così eccoti di ritorno, ma se non mi sbrigo non ti troverò nemmeno alla stazione. Arriverai col borsone a tracolla e col tuo sorriso di vagabondo davanti alla porta.
Guido nel traffico dell'ora di punta, sfilo veloce tra i pony express e i furgoncini con le fiancate piene di pubblicità.
Mi fermo dalla Lucia, compro un trancio di focaccia all'origano, la mangio tenendo con una mano il volante.
L'ansia mi aumenta in modo direttamente proporzionale l'appetito.
Parcheggio in modo selvaggio, proprio davanti alle striscie pedonali e controllo quanti passi ci sono tra il vigile che scorgo dallo specchietto retrovisore e la mia macchina di seconda mano. Esco e mi metto a correre. Se ho fortuna riesco a tornare in tempo per inscenare la patetica e disperata tiritera del "Non mi faccia la multa, guardi tolgo subito la macchina" ,sbatacchiando gli occhi da cerbiatta.
Spintono manager in doppiopetto, comitive di parenti in visita, vacanzieri orientali. Vado avanti ed indietro dal binario ma non ti vedo.
Troppo tardi, cavolo. Perdo circa un quarto d'ora, devi essere qui.
Quando mi rassegno all'ennesima brutta figura e mi faccio invadere dai sensi di colpa, mi ricordo del vigile urbano. La mia auto è ancora lì, ho evitato il carro attrezzi ma sul parabrezza un foglietto sventola sotto il tergicristallo. Lo sfilo e lo appallottolo, giornata doppiamente schifosa.
E adesso cosa ti dico? Che mi sono addormentata? Che non l'ho fatto apposta?
Sul pianerottolo del primo piano comicio a sfoggiare il mio miglior sorriso, faccio ancora qualche gradino. Ti preparo la torta di rose che ti piace tanto, forse mi perdonerai.
Infilo la chiave nella toppa, raccolgo la posta sullo zerbino. Sopra il depliant del supermercato c'è un biglietto del tram. Leggo il retro: " Non ci sei, a presto".
Indubbiamente sei un uomo di poche parole.




















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05/04/2003

Postato da
anima alle 18:21

DA GRANDE
Guardo fuori dalla finestra, il mio orizzonte coincide con lo steccato un po logoro ed informe della casa di campagna di zio Marcello. La torta di mirtilli è ancora sul tavolo insieme al maraschino.
Questa stanza è piena di souvenir delle vacanze: piatti dipinti a mano, conchiglie multicolori, sfere piene di neve cadente, portachiavi e cartoline infilate nelle fessure della credenza. Dietro ad ognuna c'è la mia firma, mutevole di anno in anno.
Sono cresciuta dietro quei saluti di cartone spediti il giorno prima di tornare in città, la calligrafia si è fatta sempre pù sciolta e scorrevole come i giorni spensierati dei giochi con la sabbia prima e dei primi amori estivi poi.
Al ritorno zio Marcello aveva preparato il solito barbecue della rimpatriata, immancabile e caotico come sempre. L'odore di carne alla griglia, patatine fritte e ciambelloni appena sfornati si mescolava alle voci di cuginetti scorazzanti per il campo all'inseguimento delle oche palesemente allarmate e starnazzanti. Ogni tanto mamme o nonne tentavano di tenere a bada la situazione ma con scarsa convinzione.
Un giorno zio Marcello mi domandò:" Alice da grande che farai?" sorseggiando il vinello della cantina che piaceva solo a lui.
Non ne potevo più, mi aggrappavo a quel punto interrogativo come fosse un'ancora di salvezza, speravo che prima o poi qualcuno notasse il mio smarrimento e la mia paura.
Non avevo ancora deciso nulla nella vita, non sapevo cosa volevo fare: volevo solo correre nei campi e nulla più, almeno in quel momento.
Ripetei l'ennesimo ritornello:" Non lo so ancora"- abbozzando un sorriso,sperando potesse bastare.
Zio svuotò il bicchiere con un sorso e ritornò a riempirlo. Guardava le mie scarpe da ginnastica slacciate e sporche di fango.
Io sapevo che quando fissava qualcosa stava catturando un pensiero, me lo aveva raccontato tempo prima.
"Pensare è come inseguire una farfalla, correre a perdifiato, seguirne i disegni nel cielo e sapere che solo per un istante la vedremo posarsi su un fiore. L'idea è un battito d'ali."- mi aveva confidato.
Lo capivo poco ma mi piaceva starlo a sentire, sembrava sapesse fare delle magie con le parole.
Gli avevo chiesto d'insegnarmi.
Lui aveva replicato solo un "Imparerai" ed aveva continuato ad inforcare il fieno fino a sera.
Son passati gli anni ed ho le idee più chiare.
Le parole appartengono al vento, come i pensieri e come le farfalle. In famiglia credevano che zio Marcello fosse un po' pazzo, io non ne son così sicura, forse sapeva solo sognare.
Vorrei chiedergli se so fare incantesimi con la penna. Chissà cosa mi risponderebbe.



















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04/04/2003

Postato da
anima alle 19:13

CAMBIO STAGIONE
Mangio un pezzo di cioccolata fondente. Quel gusto un po' amaro, quella concentrazione di cacao e zucchero è qualcosa di ben fatto. Ho addosso il golf color salmone, me lo avevi regalato tu per Natale. Seduta sulla sedia di vimini sento l'aria fredda venirmi contro.
E' cambiato velocemente il clima, fino a ieri il sole era caldo, non troppo, primi sbuffi di primavera.
Invece oggi piove.
Mi hai sempre presa in giro per quel mio volermi riparare dagli sguardi, per come mi rifiutavo di farmi schizzare tra una pozzanghera e l'altra.
Questo è un giorno che ti somiglia. Una folata di vento mi scompiglia i capelli,mi sorprende come sapevi fare tu.
Chiamo Martina per distrarmi.
"Andiamo al Bar del Capolinea?"- ho voglia di quel posto.
"Con questo tempo? Ma sei matta?"- replica lei e dalla voce si sente che ha quell'espressione stralunata che le fa strabuzzare gli occhi.
"Piove a dirotto, tira un vento che ti si gelano pure i pensieri in testa e vuoi andare su al baretto?Ma io mi chiedo...ti senti bene? A dirtela tutta è un po' che son preoccupata per te, insomma sei sempre così strana, te ne esci con trovate a dir poco assurde e se ti chiedo se c'è qualcosa che non va, fai la vaga. No, mia cara non si fa così, le amiche si confidano tutto, nel bene e nel male, dimmi se sbaglio. Vedi, non replichi, te ne stai lì zitta. Beh guarda non so che altro pensare, ascolta ci sentiamo dopo. Ciao.".
Di colpo silenzio. Me ne rimango a guardare la cornetta sconcertata. Martina, in preda ad una delle sue ossessioni logorroiche ha dato il via ad un treno di parole, a malapena avrà respirato tra un pensiero e l'altro.
Non sono riuscita ad infilare un solo monosillabo: sono rimasta immobile tra la pioggia e la sua voce.
Non sto male, non sono depressa nè sofferente, anzi sono di sicuro più arrabbiata e non per colpa del maltempo. Stavolta gliene dico quattro.
Rifaccio il numero. "Wella! Buone nuove?"- esordisce con voce tintinnante.
Come se nulla fosse, come se non avesse imbastito un monologo surreale solo pochi minuti prima, ma trattandosi di Martina tutto è possibile.
"Insomma al baretto ci andiamo in macchina, che problema c'è? Oppure il problema sono io?"- imposto la voce per sembrare irremovibile.
"Ho già fatto il cambio stagione, il cappotto è in tintoria. Ci andiamo martedì a bere la cioccolata calda, mi accompagni a ritirarlo dalla Bice?"- sembra seria e probabilmente lo è.
Le dico di sì. Andremo al Capolinea: io, Martina e il suo cappotto pulito.
Che situazione assurda, lo penso ma non glielo confido.

























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03/04/2003

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anima alle 21:55

POLAROID
A volte dimentico quanti anni ho.
Stranamente il pensiero finisce ai 18 anni, a quella mattina dell'esame di maturità.
Ne è passato di tempo eppure basta una distrazione e la vita mi sfugge. Forse per questo amo le fotografie, mi aiutano a catturare il passato.
In una scatola raccolgo le polaroid scolorite, quelle in cui la polvere del tempo sbiadisce i colori. I sorrisi rimangono incantati, perdono il suono di una risata e ti arrivano dentro mescolandosi al ricordo.
Ed è una fregatura,lo so bene. Tutte le volte che mi siedo per terra e comincio a sparpagliare pezzi di vita sul tappeto vado in confusione.
Esce un domino di visi e luoghi, vacanze e recite scolastiche, compleanni e falò di ferragosto che mi fanno restare imbambolata, in preda alla frenesia di ricordare.
Così tutte le volte che non riesco a collegare pensieri ed istantanee mi sento vecchia.
Sono un controsenso, il negativo della mia immagine allo specchio.
Chissà se qualcuno è riuscito mai a fotografarmi l'anima.














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02/04/2003

Postato da
anima alle 21:30

IL TEMPO DI UN TEA
Sul tavolo c'è ancora la carta stropicciata, rossa, trapuntata di stelle bianche. Ho scartato il pacchetto in fretta presa dalla solita curiosità a metà tra il tipicamente femminile e l'ingordamente infantile.
Così quando ho visto delle piccole e semplici bustine da tea, sono rimasta delusa.
Pesca, menta, biancospino, mirtillo,rosa canina e violetta. I profumi invadono la cucina, il bollitore è sul fuoco e già sibila, quasi a voler attirare la mia attenzione.
"Che razza di regalo è mai questo?", guardo fuori dalla finestra. Continua a piovere, il mio umore è più uggioso di questo cielo malinconico.
Verso l'acqua bollente nella tazza, aggiungo una zolletta di zucchero e penso a quale bustina immergere. Non ho voglia di qualcosa di dolciastro, scarto la pesca. Annuso la menta ma mi provoca un senso di nausea, tento di fare canestro nel cestino della spazzatura ma sbaglio bersaglio e la bustiNa si infila nella pila dei quotidiani vecchi . Poco male, non me ne curo. Mi concentro sulla scelta prima che l'acqua si raffreddi del tutto. Rosa canina, violetta: questo è un tea semplice, lo berrò sola e non ho voglia di qualcosa di sofisticato. Palleggio lo sguardo tra il bianco e il rosso delle due bustine rimaste, ancora sono indecisa.
Mi sta salendo un po' di rabbia, la sento girovagarmi per lo stomaco. Appallottolo la carta stracciata, raccolgo i nastri. Mi scivola di mano un piccolo biglietto bianco, un foglio di quaderno strappato.
Lo raccolgo pensando di incrociare la calligrafia di mia madre che mi ricorda di innaffiare il ficus del salotto.
Trovo invece un tuo, inaspettato, pensiero.
"Ti regalo il profumo del tempo di un tea".
Il mio problema è che vivo in rincorsa.
Pensi cose strane ma spesso hai ragione.













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01/04/2003

Postato da
anima alle 16:07

SENZA SONORO
Lo speaker gioca al piccolo venditore di speranze, dalla tv escono parole tra fumo e terra bruciata. I condizionali sorpassano la realtà, quasi volessero convincerci che è tutto un film montato con arguzia e sopraffina bravura.
Qui ed ora.
Alice guarda e non vede, sente ma non avverte. Dalla prospettiva sfilata di lato di un estraneo mi vedo sospesa, come distratta. Da cosa non so.
Abbasso il volume, il mondo scorre senza sonoro. A vederlo così sembra solo un vecchio mercato, vestiti e spezie, tappeti e cibi secchi, profumi, incensi ed odori. Cambio canale ed mi soffermo su uno sguardo, finisco nel gioco degli incroci e mi sento a disagio. Occhi neri, troppo profondi , troppo grandi, immortalati in una sottile striscia cinematografica di qualche tempo fa a giudicare dai colori sbiaditi.
Senza parole, una vignetta scontata. Le parole ingoiate fan più rumore di quelle urlate.
Pigio su un tasto a caso, mi rigira in testa la musichetta di uno spot melenso e per nulla accattivante.Mi accorgo che a volte non serve udire per ascoltare: il girotondo delle frasi fatte si prende gioco della mia mente.
"Alice che fai? Dormi?"- con perfetto tempismo mia madre si presenta in salotto per l'appuntamento quotidiano con la soap opera americana.
"No, vado in palestra ora"- le passo il telecomando, ma l'ha già agguantato senza che me ne accorgessi.
"Beh, da quando si guarda la tv con il volume spento? Vedi, avevo ragione, tu stavi dormendo!"- si lancia nel resoconto dettagliato della mia pigrizia innata e dannosa quanto il vino rosso sulla tovaglia bianca di lino del corredo matrimoniale.
Passo veloce dietro la sua poltrona mentre due eterni amanti stanno parlando sottovoce e non si capisce se si stanno riappacificando oppure no.
Il volume serve a cancellare ciò che si racconta con il silenzio, un giorno mamma te lo dirò.
Magari durante la pubblicità per non farti arrabbiare troppo.














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