Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



30/11/2003

Postato da
anima alle 14:43

DESIDERI BUCATI
Buona giornata, anche se solo per poco.
Perchè è di attimi che so vivere. Non chiedermi di tessere una tela, io incrocio fili.
La ragnatela del mio tempo resiste al vento, fortemente fragile, pronta a lacerarsi per destino scritto.
Non aspettare alcunchè, non sederti accanto al molo.
Che quella che ritorna è la risacca, l'onda gentile e quella furiosa. La schiuma e la luna che riposa sul profilo increspato della notte.
Ma la gente è fatta per camminare.
E tutt'insieme vagare, destini difformi ed anime affini che cercano stracci di felicità.
Così dicono.
Mescolando parole e silenzi, dolci incastri di vino e carte da gioco.
Azzardo che tornerai.
I miei desideri valgono un soldo bucato, buoni per infilar collane di latta.
Perciò attendo. Con un corpo già affogato altrove, immerso in una storia semplice.
Portami nel mondo senza darti pensiero.
Finchè un giorno mi dirai che è stato importante.
O soltanto lo penserai, se non saprai ritrovarmi.
Capita, alle volte,che mi perda.
Perchè i giorni uguali cancellano il tempo.


















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26/11/2003

Postato da
anima alle 20:59

TIMIDA GIOIA
Vorrei che mi dicessi che stai bene.
Non aggiungere altro, trascina quel punto fino dentro ai miei occhi. Come una ragnatela di lino, mani accorte nel ricamare la trama del mio tempo sfilato. Rammendo il destino con una dovizia che non conoscevo, piccola donna in silenzio accanto ad una finestra.
Ed accendo la luce che si fa sera. Lampioni sulla strada ancora deserta degli operai di fine giornata, io già stanca per vita regressa.
Vetri appannati e con un palmo faccio spazio al buio. Quanti anni mi dai, quelli del corpo, quelli macinati e quelli incastrati tra foto senza nome. Sono solo un caso fortuito,un errore sopravvissuto alle più rosee aspettative.
Risate e baci. Tutto quello che resta è gioia, modesta e timida. Per non recare troppo disturbo.
Bussa piano. Chiede permesso.
E le faccio compagnia con biscotti e caffè.








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25/11/2003

Postato da
anima alle 20:51

MARCIAPIEDE
Dondola sulla noia, per non sentirne il peso. E la gente è un mondo in equilibrio, tutti in fila sulle striscie bianche, piccoli passi in punta.
Per non far rumore. passa e vai. Non ti voltare. Non mostrare interesse.
Maschera di cera. Senza lacrima. Occhi duri a sfidare il vento che passa di traverso.
Sibila la strada, di motore e noncuranza. E mi trascino distratta tra vicoli e chiese, smarrita ma non dispersa.
Marmo freddo su cui sedersi.
Passeggeri con bagaglio a mano, con la vita in tasca ed i sogni in un fazzoletto.
Scarpe nuove e piedi buoni, piccioni e bambini.
Consumo il tempo altrui, polvere fra le narici che pizzica il cuore.
Seduta, a spargere chicchi di grano. A cibare la memoria mentre lo stomaco si stringe pian piano.
Con gli occhi socchiusi.











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22/11/2003

Postato da
anima alle 14:53

ASSENTE GIUSTIFICATA
Trottola la luna e si sbriciola in stelle.
E mille bagliori avranno il tuo nome, briciole di luce per segnare la via. A est sorge il sole, proteggi i tuoi occhi scuri.
E non contare i passi, snocciola solo mezze parole. Filastrocche dimenticate, canzoni accennate e pensieri sparsi.
Per il tempo da curare.
La notte che nasconde il corpo, ti muovi leggera sdraiata su un letto, muscoli sordi ed occhi intorno ad inciderti la pelle.
Pudicamente violata ma senza dolore.
Sangue vivo che scivola via.
Trascini piedi pesanti e ti concedi di sognare.
Ti chiederanno di tornare, già lo sai.
Ma ora scompari, assente giustificata.
Intenta a respirare la vita che non c'è.












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21/11/2003

Postato da
anima alle 19:03

RUVIDA
Inizio così. Senza un senso preciso, senza saperne il motivo.
Perchè sono stanca, ho pensieri assonnati e parole consumate dal silenzio. Ho occhi accesi di luce lontana,d'agosto di qualche anno fa.
E' solo un attimo, un temporale, un lampo. Quella gioia che scorgi è uno scoppio fortuito di fantasia, girasole di stoffa che mette allegria. Posso essere quello che vuoi, ci vuole solo un po' di senso pratico ed un'anima ruvida.
Goccia di sangue che scivola sulle dita, lama a doppio taglio, forbice fra i capelli. E vestiti vecchi, labbra nuove di rossetto scuro.
Dondolo su uno spicchio di luna, in mano chicchi di melograno, gemme di natura. E rimangono semi da lasciare sulla terra.
Ricorda la mia voce, perchè quando partirai ci sarà rumore.
Di gente straniera, di acciao e rotaie.
E che dentro risuoni il dolce abbandono del passato.
Tamburo sul tempo che non ci appartiene.












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18/11/2003

Postato da
anima alle 20:29

OCCHI NERI
Sussurro il tuo nome senza fiato, perchè il tuo respiro si riposi sulle mie labbra.
Cuore sbriciolato, seme del futuro. Di bimbi con gli occhi persi che non sanno più tremare.
Di sorrisi lasciati a seccare su una fotografia.
E non piangere per un tempo beffardo, distilla la gioia che abbiamo coltivato.
Occhi neri, pugni in gola.
Che la vita sia un'unica ed infinita promessa di lealtà.
Che non sia ignota, come le mani che l'hanno stralciata.
Siamo solo tanti piccoli uomini, in ginocchio.
Nel silenzio di una lunga notte.

 

Umiltà è scegliere di smarrire l'anima come pegno per gli estranei di ogni dove.

- In memoria dei caduti di Nassyria -










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17/11/2003

Postato da
anima alle 20:42

CERCHI NELL'ACQUA
Affilo una parola e diventa lama. E spero in un provvidenziale senso pratico per avvertire l'attimo in cui scoppierà la rabbia. Medaglia opaca, lato oscuro, profilo malvagio. Girovagando nella vita mi sporco un po',calcinacci e rovine, polvere bianca sul mio viso spaurito.
In balia di un immobile oscillio.Stato di necessità apparente in cui, per assurdo, arrecare dolore è l'unica via di salvezza,percorso obbligato per svincolarsi da un pensiero tormentoso.
La tempesta del male provocato e la risacca degli sgarbi subiti si alternano. E non sono nemmeno il timoniere della barca su cui navigo ma un semplice passeggero che si nasconde sotto coperta attendendo bonaccia.
Mi rifletto in una pozzanghera, i contorni sono deformati da un sasso che disegna cerchi nell’acqua e di me resta quello che sono riuscita a salvare.
Peccato.
Benvenuto al silenzio.





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16/11/2003

Postato da
anima alle 19:02

ORIGAMI
E vorrei addomesticare la carta. Usare le mani e sbriciolare il tempo. Mangiare briciole di ore e ingoiare la vita.
Non importa che sapore abbia, voglio sentire la fatica nei muscoli lenti e dormire senza sogni.
Svegliarmi senza obblighi, figlia solo dei miei desideri. Voglio che la gioia mi sia dovuta.
Reclamo speranza e cose ben fatte. Piccoli operai sul mio corpo che distillino la vita.
Gocce d'anima.
Scrivo parole a caso, stralci di blandi desideri, di banali volontà.
Gelato, spiaggia, libro, pizza, fiducia, colori, scarpe, amore.
Ho mani piccole che tremano, suonano a modo loro.
Un cigno sul comodino. E sulle ali il mio inchiostroa forma di piuma.
In un lago di pensieri, di riflessi felici.
La tua voce, il profilo di una cupola, un dolce alle mele, i fuochi d'artificio ed il cielo così diverso da qui.
Cerchi concentrici che svaniscono.
Respiro immobile, tempo disciolto in un in infuso d'arancio amaro.
Blando seduttore della mia mente.

















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13/11/2003

Postato da
anima alle 19:17

ALTROVE
Ribes da schiacciare fra le dita, caffè nero che si raffredda.
Voglia d'ananas ed amaretti. Matita nera sfumata sulla palpebra, maschera per i mei sorrisi da donna perfetta.
E dentro mille segreti, forse non proprio mille. Solo due o tre.
Un tesoro di  sottili incertezze, ragnatela sopraffina delle buone abitudini. 
Perchè ho un po' paura della noia, perchè mi perdo ancora nel gioco infantile di dare un nome alla forma delle nuvole.
Ma di tutto questo non saprai. Almeno finchè saprò resistere all'idea di averti accanto, almeno fino a quando mi morderò ancora il labbro. E tu penserai che sia una delle mie buffe espressioni da ragazzina.
E' solo una questione di prospettive.
Un bilanciamento imperfetto di sguardi, in discesa. Tu in piedi accanto alla porta, io seduta di fronte alla finestra.
Pronti, ognuno, a guardare altrove.
O a scivolarci addosso, miscuglio difforme di vite parallele.

 











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12/11/2003

Postato da
anima alle 16:16

CENERE
Rigiro il nulla fra le mani come una biglia di vetro scuro.
Un tiro per fare centro, cadere in buca. Un tonfo solo e poi silenzio.
E mi morsico la lingua per punizione, per l'insano bisogno d'affetto, per l'inquieto parlare dei miei segreti che spesso tali non sono più.
Stregata e cullata dall'idea bambina di aver trovato un menestrello per strada che mi incanti la vita.
E tornare a rigirare un pezzo di vetro fra le mani. Tutto quello che resta.
Parole al vento, rapite dagli impegni e dai doveri, dal tempo e dal caso, da promesse di cartapesta.
Soffrire per l'ingenuo desiderare, flebile speranza di aver scommesso sulla fortuna, almeno stavolta.
Poi ammettere che non è così.
E non aspettare più.
Una risposta, o solo il tuo ricordo.
Ma non mi pento di non avere più alcun segreto, ormai sono solo pensieri lasciati a prender polvere fra i ritagli del tuo tempo.
E' colpa mia.
Un altro piccolo errore da segnare in rosso sull'anima.














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10/11/2003

Postato da
anima alle 20:50

A SUD
Direzione sud.
Verso la luna straniera che è padrona della notte africana. Fra gli alberi senza foglie che segnano i confini di un campo senza aratri.
Graffi nella terra rossa, adirata con Dio per la sete del mondo. E si offende come donna sfigurata, che urla dolore sommesso, ad occhi chiusi.
Trascino un bastone , per cacciare le serpi. Duello con il vento che da tempo si è arreso. Immemore riposa il sonno del perdente. Stanco, inqiueto e colpevole.
Ritmo tribale, nel petto e nel sangue. Nei passi sbiaditi al sole, nei veli strappati al cielo, blu cobalto.
Eterno sole, eterna vita, scalda le mani serrate in pugno.
Dita fragili, ebano e qualche straccio di tela sul profilo leggero dei tuoi anni.
Poesie pagane a raccontare di te.
Verde di campi irlandesi in occhi smeraldo, accesi di luce obliqua.
Sorella nera di un ventre perduto.
Anima ora.
Amina allo specchio.













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09/11/2003

Postato da
anima alle 17:54

SENZA VOCE
C'è odore di terra bruciata nell'aria.
Giorni striati di febbre , profumati di margherite in filtro.
Alice culla un batuffolo di stoffa fra le mani.
E nel vetro si vede sorridere, una fessura tra i denti piccoli e golosi. Calza ancora quelle scarpe blu, pulite .
Tintinna il cucchiaino nella tazza, campanello del risveglio.  Nell'acqua ambrata scruta ora, occhi scuri. I suoi.
Leggero scivola il tempo.
Fra le pieghe di un pomeriggio passato sotto un plaid a stampa scozzese, nel respiro caldo che intiepidisce le guance.
E si passa una mano fra i capelli poco curati, lasciati crescere di malavoglia. Diafana per difetto naturale.
Bambola di porcellana, viva sottopelle.
Avrebbe parlato la lingua del mare se avesse imparato a nuotare.
Gocce di pioggia rigano il vetro della cucina. In ombra , è quasi sera.
Alice ha una bocca sottile, arida di parole.
Beve lacrime e succo d'arancia, sogna i deserti perchè è padrona del silenzio.
E quando la vedi camminare sembra che lasci orme sulla strada.
A piedi scalzi.
Occhi bassi a seguire un sentiero fittizio, docili a sollevarsi solo se le chiedi il lusso di un ballo.
Polpastrelli che si sfiorano, un sorriso a scostare l'imbarazzo.
Alice, chissà quanti anni ha.
Passa fra le gente, senza voltarsi.
Alice ed un ciclamino in una mano.





















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09/11/2003

Postato da
anima alle 17:42

SENZA VOCE
C'è odore di terra bruciata nell'aria.
Giorni striati di febbre , profumati di margherite in filtro.
Alice culla un batuffolo di stoffa fra le mani.
E nel vetro si vede sorridere, una fessura tra i denti piccoli e golosi. Si vede in quelle scarpe blu, pulite .
Tintinna il cucchiaino nella tazza, campanello del risveglio.  Nell'acqua ambrata scruta ora, occhi scuri. I suoi.
Leggero scivola il tempo.
Fra le pieghe di un pomeriggio passato sotto un plaid a stampa scozzese, nel respiro caldo che intiepidisce le guance.
E si passa una mano fra i capelli poco curati, lasciati crescere di malavoglia. Diafana per difetto naturale.
Bambola di porcellana, viva sottopelle.
Avrebbe parlato la lingua del mare se avesse imparato a nuotare.
Gocce di pioggia rigano il vetro della cucina. In ombra , è quasi sera.
Alice ha una bocca sottile, arida di parole.
Beve lacrime e succo d'arancia, sogna i deserti perchè è padrona del silenzio.
E quando la vedi camminare sembra che lasci orme sulla strada.
A piedi scalzi.
Occhi bassi a seguire un sentiero fittizio, docili a sollevarsi solo se le chiedi il lusso di un ballo.
Polpastrelli che si sfiorano, un sorriso a scostare l'imbarazzo.
Alice, chissà quanti anni ha.
E passa fra le gente, senza voltarsi.
Alice e un ciclamino in una mano.





















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06/11/2003

Postato da
anima alle 21:22

E COSI' SIA
Adesso potrei scomparire, come polvere soffiata al sole.
Bagnarmi nei tuoi pensieri, intrisi di generosa bontà, gioia a rendere, debiti d'affetto da riscuotere.
Che sia preghiera, litania del buon vivere senza peccato alcuno se non quello di desiderare un futuro mediocre.
Domando al cielo un po' di pietà, meritato scampolo di respiro. Lampi all'imbrunire. Ancora sereno.
E mangiare senza appetito, per istinto naturale, animale distratto da una mente raffinata.
Firmo con la sabbia un contratto fasullo, perchè il mio nome scivoli nel nulla.Resterò un' estranea incrociata per caso. Nulla più.
Girotondo sul cuore, fra i respiri e gli affanni, fra le promesse e gli inganni. Ridicole altalene di fortuna avversa.
Ho in tasca un soldo straniero, passaporto per l'alibi eterno di fuggire lontano, in una terra che i libri non conoscono.
Imploro, con fede. Il vento mi sarà testimone.
Lasciami andare.
Mordo un foulard color porpora, araba nei tratti del viso, redenta da un mondo maestro.
Non avrò rimpianti, giuro a dita incrociate.
Ormai è tempo di salvare ciò che resta. Dignitoso ricovero di pensieri coraggiosi.
Per quello che è stato. Buona vita.
Quando ti siederai accanto alla mia ombra, chiamala per nome. Mai dovrà soffrire, mai la chiameranno orfana.
Ricorda l'inutile, tempo frivolo, felice di essere oro per i vizi.
Sostieni lo sguardo. Scivolami addosso.
Toccami la fronte. Febbre e veleno. Senza antidoto.
Un minuto solo di silenzio.
Vola una piuma, dondola lieve,destino segnato. Ineluttabile speranza di volare.
Zolla di terra scura in un campo fiorito,sono la pace.Requiem delle domande senza risposta.




















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05/11/2003

Postato da
anima alle 20:24

PEZZI DI VETRO
Scarpe grosse da lavoro, consumate dai giorni, dalla pioggia, dalla ghiaia. Dalla vita.
Sformate, distorte, violentate, invecchiate. Buone per spalare il fango.
E le guardo abbandonate in un angolo, dimenticate o solo lasciate a riposare.
Lascio in aria il canto di una fantasia leggera, frivola e melensa.
Segui il ricamo delle mie dita, che si muovono a foggia orientale per ringraziare la buona sorte. Perchè anche un effimero piacere è un miracolo a basso prezzo.
E si alza polvere di nebbia, nella sera d'aria contadina.
Se fossi donna sarei una fedele traditrice, sottile complice delle tue bugie, parole senza colpa. Solo velati imbrogli, utili per ingannare il tempo e lo specchio.
Invece sono solo una sirena.
Piedi tagliati, passi sbagliati su pezzi di vetro.
E sono aculei quelli che pungono il tempo, quelli che lacerano la pelle.Rimangono solo stracci di tela sulle finestre.
Eppure canto per te.
Per la bonaccia al tramonto, per la pesca generosa alle prime luci dell'alba.
Tutto quello che ho.
Poveri sogni in bianco e nero.















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03/11/2003

Postato da
anima alle 20:44

CALAMARI E MORE
Concentro lo sguardo sulla fessura sdrucita di questa trama di corde lavorate a mano. Dal retrobottega la vita sa di scatoloni accatastati, barattoli conservati e cibo da cucinare. Arriva aria di sale dal mare e io scrivo su un foglio di carta piegato in quattro.
Abbozzo un come stai e poi cancello, gomma e matita, binomio della mia perenne indecisione.
La tenda sbatte contro gli stipiti della porta, le perline di plastica tintinnano al vento caldo, semplice diversivo all’ozio d’agosto.
L’estate scivola via veloce, come il dialetto di questo paesino di pescatori. Urla e sorrisi si mischiano al rumore delle onde, la gente di qui ha fretta di parlare, sono convinti che la marea possa cancellare anche i pensieri.
Io invece sto zitta, ascolto e scrivo. Ti devo una lettera. Raggranello le parole che faticano a uscire dalla mia penna, forse l’aria di questo angolo di mondo mi aiuterà a sciogliere  la paura.
Scrivere richiede coraggio, non pensare sia una delle mie assurde ed infantili fissazioni. Sul foglio rimane la mia calligrafia piena e spigolosa insieme, battute e colori di un dialogo senza voce.
Poi ci ripenso, magari abbozzo solo un ciao sul retro di una cartolina. Ed è già troppo.
Mangio in fretta: pomodori e calamari, insalata e caffè. Mi manca il rituale del pranzo, sono ancora troppo cittadina, in vacanza quasi per sbaglio.
Lontana dal vischio del tuo sguardo, miele di giorni invernali. E dal mio solito errore.
Risacca, schiuma bianca sugli scogli aguzzi.
Iodio buono per polmoni stanchi, di bimbi e di nonni. Li vedi passeggiare a ritmo alterno, con gli stessi occhi solo la gradazione è diversa.
Ed io, zingara, lascio passi di danza sulla sabbia, orme trascinate, scialacquate da spruzzi vivaci.
Vorrei che conoscessi il silenzio che quaggiù abita fra i vicoli, sui muri adorni di parietali d’un verde acceso, fra i negozi aperti di primo mattino. Per addomesticarti al vuoto.
Per stupirti del mio ritorno, del rumore dei miei sandali sulle scale di marmo. E sapere che sono in casa solo scorgendo quella luce lasciata accesa in bagno.
Per chiudere la porta dietro alla mia scia.
Alla fermata del pullman guardo di tre quarti la spiaggia che scintilla di vita, conchiglie e sole riflesso su ombrelloni ancora chiusi.
Fra le dita sabbia bagnata, parole umide da stendere al vento.
E una donna che cammina.
In un vestito di lino bianco con l’anima nera d’inchiostro e di more.




















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02/11/2003

Postato da
anima alle 18:59

VISCERE
Tremo di noia. Giorni calpestati, macerati, zuppi di spirito stantio. E scende la sera.
Cibo avanzato, morsicato in qualche boccone, spasmi ritmici di stomaco e bile.
Scatti convulsi di pensieri sconnessi, lettere disciolte in acqua calda per sedare gonfiori nella mente.
E tornare al silenzio. Meditando sulla sorte.
Dolce compagna, fedele agonia. Sciroppo e veleno.
Da bere a piccole dosi, acqua e fiele.
Lucida allucinazione. E sul viso un sorriso vigile.
Abissi conosciuti, respiro dolcemente sopito.Cullo i tarli negati, innominati veleni, gocce di limone su ferite ancora aperte.
Sul fondo raschiato, sale e sangue, libri e vecchi tesori.
Indice sulle labbra.
Senza paura. Cammina rasentando il muro, freddo d'umido vento del nord. Alza il bavero e cerca la luna.
Finchè scorgerai la mia ombra. Pallida e distorta.
Anima raminga, solitaria e trasandata.
Seduta su un marciapiede ad aspettare.
Una moneta in un cappello.
O soltanto una vita da qualche soldo.















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Io ero

oggi
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Loro sono

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battelloscrittura
bimodale
briciolanellatte
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deb
Dolce&Befana
Enzo B.
erica
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