Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



31/12/2003

Postato da
anima alle 13:06

BUONA VITA
Sole di città d'inverno che rischiara un mattino vuoto di dovere.
Buono per mangiare e pensare.
Alle lacrime asciugate, ai fiori recisi, bianchi che sanno di festa. Ai saluti raffreddati dal vento, agli abbracci sciolti nei maglioni.
Ai muscoli tesi nel letto, alle gambe molli per la gioia. A ciò che non ho, ai desideri manomessi, ai sogni ancora sigillati.
Alla disperazione che pulsa come il cuore, troppo forte. Alla noia che cerca ancora un nome per non essere orfana, all'allegria che da qualche parte sta già scoppiando. A Dio e agli uomini, perchè esistono. Ai figli che vorrei veder correre e sorridere.
A quello che mia madre non ha visto e che io nemmeno conosco. Al dolore perchè mi sia alleato, alla guerra per cui non ho più fucili. Ai dolci per peccare, agli sguardi per punire ed alla voce per tacere.
All'amore, se c'è. Altrimenti poco importa. Al coraggio di non guardare indietro.
Ai segreti che qualcuno già conosce, alla nostalgia, alle tazze di cioccolata che ti scaldano il cuore.
Ad una città, a quei passi benedetti.
A quella voce dietro ad un telefono. Alla buona sorte, perchè si ricordi di me.
A chi è sparso per il cielo, a chi cammina su questa terra.
Alla voglia di una casa lontana, con un libro su un comodino.
A tutte le parole senza una fine.
Ed al resto del mondo.
Buona vita, per quel che vorrò, per quel che sarà comunque.
Fuochi di felicità, silenziosi.
O magari solo speranza, per un giorno soltanto.
E così sia.



















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23/12/2003

Postato da
anima alle 15:25

NON E' TEMPO
Niente festa. Rischio calcolato, ancora mal assorbito. Perchè all'illusione non so rinunciare.
Sono viziata dalla gola e dalla luna, quando sorride così distrattamente che sembra impaurita. Nastro rosso slegato, la fortuna sta già girando su un'altra giostra. Il mio cavallo è stanco e la carrozza è già una zucca.
Come sempre accade. In prima linea, non soffrirò.
Non baratto il dolore per un vizio, semino monete di cioccolata.
Per nutrire la terra di gioia, per quel che ne resta.
Di due anni fa, solo l'impressione che il passato fosse polvere.
 L'anima ha lasciato tracce sulla strada.
Cielo di brina e di nubi chiare, nevicherà ancora. Un pupazzo sorriderà all'inverno.
Ed io aspetterò che la vita si accorga di me.
Non è tempo per me, per adesso, non più.











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20/12/2003

Postato da
anima alle 19:09

VENTRE PURO
Pacchi vuoti ne ho troppi. E già ingombrano la stanza. Carta colorata e nastri, stelle e dolci.
Perchè anche il nulla è un dono. E ' il tempo vestito a festa, scritto in rosso sul calendario.
Di rosso ho due labbra impresse su un foglio, color fragola, dolci come il marzapane.
Baci senza carne, come fossili dell'amore. Come promesse mantenute, per troppa fede, per lontana disperazione.
Sono già morta anni fa. Per diagnosi certa. Sopravvissuta per un errore mai dichiarato.
Tutto quello che accade non ha motivo. E' solo un accumulo di ore, minuti sparsi su un tavolo, tessere di un puzzle senza dipinto.
Il nome che porto in sorte non mi appartiene. Sono un incrocio bislacco del destino, uno scontro fra un angelo distratto ed una madre dimenticata.
Sono donna per curare le ferite di un ventre bistrattato ed anima per sopportarne il dolore.
Perchè a sopravvivere ci vuol coraggio e te ne accorgerai.
E dietro ad una stella cadente cerco quel che mi è dovuto.
Un vagito, soltanto quello. Puro.












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18/12/2003

Postato da
anima alle 16:53

UN UOMO
E la sorpresa ha gli occhi lucidi di un giorno di brina.
Di mani da sfregare per sentire il tepore sciogliere le dita e le corde del tempo, logore alle volte.
E battere i piedi, ribelle lo sono, ma con l'orgoglio docile. Inclino sempre il capo per non farmi ingannare.
L'ombra nasconde il saggio e lo stolto.
In fondo non ha colpe, fa solo il suo mestiere.
Ad esser latitante di frequente è il sole, nelle mattine invernali buone a congelare i pensieri, sbuffi bianchi di fiato.
Ma non è gran peccato, perchè certe cose per esser dette han bisogno di tempo.
C'è un fiore sotto la neve.
Memoria di una attimo eterno.
Valanga di sangue e cervello, d'anima e di sale, stomaco e cuore grosso.
Sudore freddo, gocce di gioia sulla fronte.
Ed una voce che sarà sempre benedetta.
Per buon cuore di Dio e di un uomo.

 














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15/12/2003

Postato da
anima alle 20:24

HOMELESS
Ti ascolto respirare. E carezzare il tempo con il fiato. Che sia leggero il tuo vivere, come il pensiero che chiudo fra le labbra. Muore per lasciarti libero.
E non è uno spreco, è quello che sono. Abbandonata al presente fasullo, al futuro ben più chiaro se posso saperti disperso. A modo tuo, fra cielo e terra, in bilico quasi. Precario equilibrio di mani, sfiorarsi solo un attimo salutandosi.
E fazzoletti bianchi saranno i giorni, su cui scrivere una storia inventata.
Ho parole per ogni occasione, da vendere al miglior offerente, da regalare al più disperato pezzente.Gli uni e gli altri simili.
Avidi di silenzio. Impazziti a zittire le voci diverse, della luna e del lupo.
Ululati al cielo.
Ti aspetto da quanto non so. Poco importa.
Ho imparato a non aver paura della mia fantasia.
Le sirene non si sentono più, incantano solo i viaggiatori. Quelli come te.
Che senza dimora, abitano il mondo.













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12/12/2003

Postato da
anima alle 14:33

SCAGLIE
Tre pezzi di vetro, rimangono in terra. Negli occhi pensieri infranti, macchiati da caffè ancora caldo.
Il sole reclama un buongiorno che non assecondo. E la luce invade la cucina e la sua polvere operosa.
Alle volte si rimane, sobriamente desti, quel tanto che basta per infilarci vestiti smessi e calzini dello stesso colore.
Che le apparenze siano salve. E così sia.
Preghiera degli indifferenti.
Perchè anche il tempo scivoli, come pioggia fastidiosa, come alcool in gola.
E si spezzi in scaglie appuntite, fendenti sul tuo bel viso. Di uomo pulito.
Perchè in fondo lo sai, c'è da urlare la rabbia e l'amore.
Prima che l'anima possa dormire. Che ormai è tardi. E' giorno fatto.
Parole versate, in frantumi, sul pavimento.











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10/12/2003

Postato da
anima alle 21:16

DAMA BLU
Fermami. Inchiodami.
Occhi nel vuoto plastificato.
Palpebre immobili a fissare l'eterno mio vivermi addosso.
Egocentrica disperazione, ingollo pillole di miele. Perchè la dolcezza necessita di moderazione, per non infettare la realtà.
E scendi come rosolio in gola, amaro di ritorno, pegno da pagare.
Scacco al re.
Inconsapevole contropartita tra il silenzio e l'oblio.
Brusio tra le labbra morse.
Promesse e deliri. Linea di confine sbiadita, consumata, sfumata con lo zucchero.
Futuro anteriore. Parole in debito di voce, come bende sul corpo .
C'è bisogno di curare questo tempo madido di sudore.
Silent night. Holy night.
Tonfi sordi di pedine smosse.
Passi di giganti nella notte o di piccoli uomini.
In fila indiana.
















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07/12/2003

Postato da
anima alle 21:06

LUOGHI
E camminare sul Lungarno quando tira vento da dietro mi fa stare tranquilla. L'acciottolato è incrinato, devo stare attenta ma non troppo.
Perchè qui posso concedermi la felicità. Tremano i muscoli stanchi, rincorrono i miei occhi vivaci che annaspano all'ultimo sole.
E nel cartoccio un bombolone alla crema mi sporca le dita. Guardo un po' più in là.
Fermo la vita in questo respiro, di una donna segreta che solo pochi occhi hanno visto.
Passi fuggenti di chi ha riso di me, dell'assurdo dispiegarsi della vita, alle volte fata gramigna. E se credi alla ragione, scegli almeno il silenzio.
Non ho parole per spiegare di come una nuvola m'incanti la vista, mentre la storia mi passa accanto.
Ed è solo per stranezza che consumo scarpe, cercando un alibi per non andarmene. Aggrappata, mio malgrado, ad un letto che non amo.
Ho pensieri in affitto che pagano i conti con il presente. E sogni imbastiti male che non sanno nemmeno volare.
Un passo, un altro.
Guardami ora. Mai più la stessa.
Anima strappata. Cuore zoppicante.
Che vaga per via Micheli. Su una panchina del giardino dei Semplici c'è ancora il mio nome.
Indelebile come la vita che scoverai sotto la polvere.














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04/12/2003

Postato da
anima alle 21:20

AQUILONE
Quello che non ho è un aquilone.
Carta di riso colorata incastrata fra bacchette di legno leggero. E mi manca la forza del vento che solletica la terra nei giorni di buona speranza.
Fruscio sotto le scarpe, d'erba e ghiaia. La città si fa piccola, tessere di un domino mal accompagnate, alcune luci ancora spente. Per i bimbi che dormono.
Ed io che non lo so più fare.
Incapace di rammendare un sogno e farne coperta sui pensieri vigili, occhi spalancati su un soffitto, cinematografo sgombro di una vita in pausa. Nastro inceppato e bobina marchiata a fuoco.
Zittisce anche il mondo, nemmeno l'aria respira più.
Alle volte si resta in apnea.
Ed un aquilone rimane impigliato fra i rami di un albero.
Seduta su un angolo di mondo colleziono figure bislacche di nuvole cittadine.
Eterea come i miei occhi sciolti nell'inchiostro.















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03/12/2003

Postato da
anima alle 16:48

UOMINI DI CERA
Vagavo verso sud, un giorno. Verso la luna ubriaca di sangue marocchino. E guardavo ad occhi stanchi un mondo fatto di briciole, disperso in sabbia senza conchiglie.
Ombre lunghe, come uomini disegnati dalle mani di un bambino, mi venivano incontro. Non ti curar di me, sono qui per caso.
Granelli di tempo che scivolano via, o solo si depositano un poco più avanti. Vento padrone di una natura perdente.
Se potessi andarmene, mi rotolerei su un prato.
Per calpestare terra bagnata e fiori freschi.
Per leggere il cielo fra i ricami delle nuvole.
In tasca ho un filo d'erba. Suona ancora fra le labbra e il vento.
Affondo i piedi per non poggiare lo sguardo su fragili nervi scoperti, bruciano ancora. Come la gola, tesoro e rifugio di una voce bambina.
Canto per gli uomini di cera che, immobili, scaldano il mondo.











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