Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



31/01/2004

Postato da
anima alle 14:38

INTERVALLO
Non ho voglia di credere.
Ma solo di vivere.
Di pregare a denti stretti e masticare rancore.
E poi dormire un sonno giusto.
Sperare nel risveglio ma senza troppa fiducia.
Così come un bizzarro imprevisto, se mai accadrà sarà per fortuna.
E del resto non pensare. Zero assoluto.
Che di meritata noia ho pieno il respiro e di sogni vuoti i cassetti.
E la gioia ha il tuo ricordo, di un giorno perfetto.
Quando il cielo si è rovesciato, il sangue pure. Immobile la terra o solo il mio cuore.
Poi di nuovo girare, in tondo, senza mai muoversi.
Nuove speranze di parole leggere, ad inseguire la dignità stanca.
Già delusa, ma non ancora calpestata.
C'è speranza.
Sacro fuoco.
Solo desiderare. Ardentemente volere.
Per una volta sola.
Felicità.




















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28/01/2004

Postato da
anima alle 18:53

BLACK-OUT
Un tonfo, appena prima del salto.
Leggero come piuma, vortice di vento freddo di fine gennaio.
Così sei caduto, come sasso nello stagno.
E cerchi concentrici si espandono, come anelli di fedeltà infinita.
Per quel poco che serve, abbracciami.
Torna a sorridere, appena un poco. Come piega distorta della volontà, come concessione di buon cuore.
Così che possa sentirti docile, serenamente abbandonato ma non ancora orfano.
Il terremoto scuote lo stomaco e poi i polmoni.
Quando arriva in gola, il sussulto è un colpo lieve di tosse.
Un leggero fastidio, calcolato. Malanno di cattiva stagione.
E guariremo.
Delirio di una mente travolta da un sogno in bianco e nero.
A fotogrammi sfuocati, consumati da sguardi fugaci.
Ripetuti, deviati e poi lasciati liberi. Di tornare a scavare nell'ombra.
Nebbia.Mi muovo a tentoni.
In una vita in black-out.



















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25/01/2004

Postato da
anima alle 20:26

PURA VITA
Svegliarmi in un letto troppo grande con le lenzuola stropicciate e sentirti camminare.
Abitarmi la vita senza pretese, pagare l'affitto del tuo tempo senza fatica.
Con l'impegno quotidiano di essere semplice.
Sapere che siamo precari, operai stagionali. Attaccati a quei due soldi di cioccolata che ci addolciscono le labbra.
Senza patemi, a cuor leggero, prometterti il futuro.
Nell'armadio c'è sempre una valigia. Sarà vuota finchè lo vorrai.
Non ti possiedo, non mi appartieni.
Mi sciolgo in lacrime dolci.
E nella vita aspetto.
Di riconoscerti per strada, in qualche angolo di mondo.
Non so che viso avrai, nè l'umore del tuo tempo.
Ma prometto.
Per ogni respiro.
Pura vita.















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23/01/2004

Postato da
anima alle 21:10

LA NEVE A ROMA
Nettare di mora, piccoli morsi cremosi di brioche. Tempo sospeso fra due parole mentre il cielo si fa di zucchero.
Ed è una fiaba, forse solo un'illusione. Mentre parlo di noi, sorridi e anch'io, della mia trascurata bellezza.
Dei miei anni immobili, già adulti ma ancora acerbi.
E l'amaro è un cioccolato puro, un dolce segreto. Che non svelerò al tuo candore, alla lealtà di due occhi troppo giovani.
Hai diritto al cielo ed io sono la polvere.
Nuvola fugace, rondine di terra, gabbiano di mare.
Nei muscoli preme il futuro, negli sguardi laterali, che sfuggono il mio profilo incerto.
Sei già lontano.
So scegliere.
La tua libertà, siglata nel silenzio. Scende la neve a Roma.
Non saprai che so dire addio sorridendo, a cuor leggero. Perchè ti desidero.
Ora e sempre.
Non temere.Vivo.
Perchè morire è stupido.















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21/01/2004

Postato da
anima alle 20:15

DELIRIO
Mi merito pace, tranquillo tepore dell'anima.
La testa mi pulsa, nelle tempie preme l'ansia e la ingoio con tenacia. Perchè ho fiducia nel nulla.
Quel ronzio sottile, il cicalare di un pomeriggio estivo. La strada è deserta, anche i cani riposano.
Occhi nel vuoto, nella siepe, a contare le foglie, a misurare le ombre.
Prima che venga sera. Forse qualcosa accadrà.
Per portarmi salvezza, acqua fresca. Ammalata di calore, di tempo gelido fuori stagione.
E fedele arriva. Il delirio.
Imagino una casa in collina e borse della spesa.
Panni da stendere e cibo da cucinare.
Miraggi di vita.
Di giorni comuni che stiano in piedi, a testa alta.
Mentre un asso di cuori fa crollare un castello di carte.
E rimane rovesciato l'asso di denari.
La fortuna non sorride, in lutto da troppo tempo.
















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20/01/2004

Postato da
anima alle 13:59

L'INFERNO
Sciogliti nel sole, succo di fuoco, gola del mondo che chiede acqua. Lacrima salata, sudore della gioia che cerca la luce.
Nel mezzo il mio corpo, esile strumento della mia volontà. Urla lontane , grida quotidiane di un treno che sferraglia operosità latente. Mano salda seppur piccola ed indifesa, braccia corte per scaffali alti.
Tre gradini e sarò la stessa che tu vedi. Replicante di un mezzobusto che sorride.
Occhi di luna per guardare nella tua vergogna, quella che celi in un saluto. Ti ripari dal sole con una mano appoggiata sulla fronte. Parli, la voce si smorza, già te ne stai andando.
Non confessare falsi rimorsi. Mastichi parole di corsa, lettere che scivolano lontano verso l’uomo che sarai.
Immobile: sono qui ed ora a ricordarti quello che sei. Un pover’uomo che elemosina pazienza, speranza ma non per me. Per la miseria che ingiustamente ti è piovuta addosso, piangi ingiustizia divina e fai scorrere grani di preghiere tra le mani.
Burattino dell’assurdo, il destino ha mosso i fili della tua esistenza, ti è rimasto sul viso un sorriso dipinto a mano, quasi impalpabile, leggero screzio fra le guance.
Apnea nella tua mente, dove tu vedi il nulla io respiro vita. La sopravvivenza che mi è stata concessa è la tua pena. Bevo gocce, mangio briciole ed immagino passi nelle mie scarpe mai consumate. Mura bianche d’ospedale come tele su cui dipingere idee e ritratti di visi di viaggi passati. Bulloni d’acciaio sbuffano ossigeno, rintocchi elettrici ritmano il mio cuore che fa troppa fatica a vivere per compiangere le tue lacrime di paura.
Avere piedi di legno è pericoloso quando giochi con scintille di rabbia.

Spegni i tuoi occhi, quando tornerai ad incrociare i miei.
Li troverai, ancora chiusi.











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18/01/2004

Postato da
anima alle 20:18

BERSAGLIO MOBILE
In dieci anni poco è cambiato, solo il peso sui sogni.
Più grave, per colpa dell'età.
Adattata di buon cuore a non desiderare futuro.
Per sopravvivenza.
Per disegnare un mondo piatto, senza mare.
Che annegare è fin troppo facile, resistere un po' meno.
Mi scende in gola acqua scura, sconto pene se mai ci fossero. O pago peccati altrui.
La giustizia non abita qui, la pietà nemmeno perchè manca ancora una condanna.
Ma ho la schiena marchiata di rosso.
Bersaglio mobile.
Di una disattenzione umana, di una distrazione pagana.
E di sacro rimane il danno, marchiato su gambe inutili.
Perfetto come un dono divino.















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13/01/2004

Postato da
anima alle 14:04

L'INCANTO
Dondola la mano, dietro ad un pendolo di vetro. E rintocca il tempo e i miei occhi persi a seguire il ritmo.
Mi incanto.
Come donna straniera, alle luci della città.
Come bimba ai mostri della notte.
Sbriciolo le mie certezze, quei quattro pezzi di carta piegati in tasca.
Ho un nome, un destino, una condanna ed un debito.
E solo il primo è ancora vivo.
Impegnato a pagare a lunga scadenza.
Erede obbligato di una vita che non meritava.
Ignaro della sua colpa, felice di girare per il mondo.
Come un consumato cantastorie d' anime perdute.












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10/01/2004

Postato da
anima alle 20:13

L'APPLAUSO
Le distrazioni sono gli sprechi della mente. Quando il pensiero si fa polvere, rimane l'idea di vivere.
Puro nettare di sole.
Oro per poveri avvocati, da tastare con i denti. Difendi la mia dignità e sii convincente.
Urla il mio dolore, quello che mai nessuno pronuncerà.
E si aprirà il palcoscenico. Drappi rossi e fiori freschi.
Sotto la luce bianca alza la mano.
Chiudi il pugno ed imprigiona il sangue.
Rimani vivo.
Come un arlecchino di gennaio, sfrattato dalla sorte, nomade dai doveri, fedele alla maschera che porta.
Marchiato d'allegria.
Lo senti arrivare.
Un applauso per il menestrello della pietà.














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07/01/2004

Postato da
anima alle 20:36

SENZA PROFETI
Girandole di giorni, spicchi d' arancia sul tavolo e l'anima in fermento.
E il vento gioca a nascondino con la noia, frulla un po' solo per far solletico al naso.
Castelli di carte, sottili equilibrismi che non danno più brividi.
Sono balia ma mai madre. Parole d'amore riflesso che incantano chi non cerca profeti.
Incrocio le dita, la preghiera è la resistenza di una mente stanca.
Di vagabondare in cerca di terra. Abituata allo sterile pallore di mura domestiche.
Alienata ma ancor vigile, sembra una beffa.
Ma non se ne cura più, sputa sugli sprechi della sorte. Lei che ha crediti non ancora riscossi.
E se lo ricorderà.
Tre sassolini in tasca per semplice scaramanzia.
Assurda, maledetta volontà di vivere.
Dura da masticare. Fiele da inghiottire in un sorso.
Acqua che purifica le scorie del tempo.














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04/01/2004

Postato da
anima alle 16:03

DUE BIGLIE D'EBANO
Capelli sciolti che nascondono il mondo. Dietro, lo sguardo cerca una fessura di luce.
E siamo fatti male. In difetto, troppe volte sbagliati. Vestirsi distratti, come viene. Quando si ha poco da fare è bene non sprecare il tempo.
Per un viso ruvido, bianco di latte e pioggia non servono carezze. Da lontano, guardami. Sono un manichino che cammina.
Atipica, scostante e fredda. Legno nelle giunture, il fiato si fa di marmo.
Respiro a fatica quell'aria troppo fine, dolce di uvetta e cedro candito.
E brilla una luce. Come che sia, pare festa.
Prendo un coltello ed incido speranze sulle braccia.
Leggeri riccioli venati d'avorio.
Non c'è sangue sotto una pelle di legno in vetrina.
Occhi fuori moda. Fuori saldo. Prendili se vuoi.
In prestito, radiografia di una vita.
Biglie d'ebano per giocare con la mia anima.
Non ho paura. Al buio. Mani tese cercandoti.
A tentoni sperare di sentirti. Vivermi accanto.















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