Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



28/03/2004

Postato da
anima alle 20:47

STORIA
Persa a parlare. Ad imbastire quattro frasi, o un paio d'alibi che possono sempre servire.
Insonne.
Con gli occhi appesi, il cielo sopra di noi.
Sopra quello che riposa, sopra le menti ignare per troppo volere e quelle sopite da troppo dolore.
E ferirmi cercando di prendere, un po' di stelle che sian lucciole.
Per chiuderle in un bicchiere aspettando l'alba.
E riflettere.
Grani di tempo, che scivola nel buio e si fa memoria, acerba. Non ancora storia.
Passato smarginato come frangia di un tappeto che cela polvere e parole.
Cerco piano, alito di vento che scuote la sorte.
In equilibrio disordinato, discendere.
Lama tagliente e pelle delicata, di rosa, di luna.
Sentire il piacere d'un caldo tremore.
Sorrido.
Quando chiudo gli occhi e mi vedo, di lato, vivere.
Nei lati scomodi, fra rovi docili e stupide carezze.

















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23/03/2004

Postato da
anima alle 18:48

OCCHI DISORDINATI
Profilo spezzato, di ceramica scheggiata e dietro oggetti confusi.
Così, riposo.
Con la vita dentro alle cose. Con un nome, con un motivo per esistere.
Utile per poco, piccoli gesti quotidiani.
E mi perdo nei colori, nelle forme, a seguire il contorno delle biglie di plastica.
Inseguo i nomi, i motivi, i suoni.
Randagia nella mente, decisa a non fermarmi.
Pensieri orizzontali, come binari, come la linea bianca sulla strada.
Con gli occhi disordinati, mi specchio.
Deviata, scomposta, distorta..
A carboncino, disegnata in fretta.
In pezzi di vetro, in pozzanghere d'agosto.
In ogni altro angolo di mondo.
Nel silenzio del tempo, nei ricami del vento.
E la meta sarà un posto qualsiasi.
In cui camminare.

















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18/03/2004

Postato da
anima alle 20:05

IO UCCIDO
Aderente sta la lingua alle labbra a seguire il profilo di un sorriso incerto.
E due occhi accesi lanciano occhiate sospese tra la finestra ed il soffitto.
Ignara del resto. Innocente ancora.
Precaria, lievemente zoppicante.
Ma ora non lo puoi vedere, pensi che son bella.
Mi accorgo che si fa tardi, aspetto un altro po'.
E ti vedo vivere piano, svegliandoti.
Giocando con la piega di un lenzuolo scolorito tormento speranze e le mie unghie trascurate.
Per troppa semplicità.
Fiorisce il melo. Precocemente.
Lavo pensieri con succo d'arancia.
Dondolando la noia che è già sveglia da un po', scherzo.
Sulle espressioni buffe che non ho ancora venduto alla dignità.
Accendo una candela, per immolare il presente alla fortuna.
E resto.
Con un coltello sotto al cuscino.
Per ferire sogni ed angeli neri.
Colpevoli entrambi.
Di bruciare il futuro.




















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14/03/2004

Postato da
anima alle 20:34

GLI OCCHI AL CIELO
Linee distratte, prospettive sconnesse.
Occhi vuoti  inseguono il vento, in cerca di sibili che diventano ombre.
E la luce, ha contorni caldi, di due labbra socchiuse.
Parla piano, se si fa sera. Che il vento prende forza e deciso scompiglia i capelli.
Dove sei.
Non scherzare, non ora che annaspo a mani aperte.
E' argilla il tempo ed io l'artista immacolata.
Acerbo volere e, dietro, un vecchio sentore di dolore.
Non cambierà il cielo, sopra al mondo.
Aspetto.
Di sentirti ancora.
Sorridere.
Melodia leggera dell'allegria o silenziosa promessa di fedeltà.
Toccami.
Sfiora le dita che inseguono rumori e confini.
Di oggetti e di umori.
A luci spente.
Cerco promesse, non cadono stelle.
Ed io rimango. Così.
Gli occhi al cielo.





















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11/03/2004

Postato da
anima alle 21:46

L'UOMO DI CRISTALLO
Rotolano parole su un piano inclinato.
A gran velocità.
Scivolano vocali, urla trascinate sporcano le pareti. Graffiano la gola, voce strozzata, bruciata da troppo rancore.
Consonanti sospese come appigli, come chiodi.
E il martello è la noia, che da dentro scalfisce. O quel tuo vivere sottile , senza spessore.
Spogliata, anima d'autunno. Foglie macerate dalla pioggia, pensieri calpestati.
Pensieri sfrantumati, come schegge sulle mani.
A segnare la sfortuna fra le linee della vita.
E un corpo se ne va.
Per la strada.
Infilando passi incerti, segue una riga bianca.
Non si volta.
E si chiede perchè il mondo debba accorgersi di lui.
Sguardi penetranti. Che bucano i polmoni.
Di un uomo di cristallo.
















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09/03/2004

Postato da
anima alle 21:37

IL RESTO NON CONTA
Ho passi trascinati e qualche fantasma a farmi compagnia.
Bambole sul pavimento. Sorridono.
Allegria immobile, rimbomba nel petto, lacera i muscoli tesi e piega le labbra.
Un sorriso, alle volte, nasce.
A passo di valzer; un, due, tre. E girotondo.
E dimmi come questo può finire.
Se lo deve.
Che non lo voglia è solo un fatto secondario.
Cio che accade non ha dovere, solo necessità.
Ed io sono alunna prediletta di una vita maestra. Ed ho imparato la lezione.
Di non chiedere nulla, di parlare poco.
Poi chiudere gli occhi.
Non ho mai smesso di camminare, sto ancora girando in tondo tenendo per mano paure gemelle.
Che mi sia fermata lo dice lo specchio,
che sia stato un episodio lo dice il tempo.
Ingrato, bendetto mio malgrado.
Cancellato con un croce.
In fondo, ad occhi chiusi.
Tutto il resto non conta.




















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09/03/2004

Postato da
anima alle 21:33

IL RESTO NON CONTA
Ho passi trascinati e qualche fantasma a farmi compagnia.
Bambole sul pavimento. Sorridono.
Allegria immobile, rimbomba nel petto, lacera i muscoli tesi e piega le labbra.
Un sorriso, alle volte, nasce.
A passo di valzer; un, due, tre. E girotondo.
E dimmi come questo può finire.
Se lo deve.
Che non lo voglia è solo un fatto secondario.
Cio che accade non ha dovere, solo necessità.
Ed io sono alunna prediletta di una vita maestra. Ed ho imparato la lezione.
Di non chiedere nulla, di parlare poco.
Poi chiudere gli occhi.
Non ho mai smesso di camminare, sto ancora girando in tondo tenendo per mano paure gemelle.
Che mi sia fermata lo dice lo specchio,
che sia stato un episodio lo dice il tempo.
Ad occhi chiusi,
tutto il resto non conta.
















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08/03/2004

Postato da
anima alle 21:13

POLVERE E CENERE
Sottile meraviglia, raggio di sole fra le persiane chiuse.
E pane buono da mangiare, due o tre briciole di tempo sparse sul pavimento.
Dondola su quella sedia
e la mente s'addormenta già,
lascia i sogni a prender polvere
tra il pastore ed il soldato
l'incenso e la cenere.
Anima profumata.
Di muschio e viole, retrogusto leggero dell'ironia.
Che s'ammala quando si fa sera.
Per puro scherzo della vista.
Lampeggia un temporale , è un fracasso dentro il petto.
Dondola su quella sedia
e la mente s'addormenta già,
lascia i sogni a prender polvere
tra l'amore ed il peccato
l'incenso e la cenere.
La noia è solo vita senza nome, orfana di terra da bruciare,
Avida di lacrime con cui parlare.
Dondola su quella sedia
e la mente s'addormenta già,
lascia i sogni a prender polvere
tra l'onore ed il reato
l'incenso e la cenere.
E mangi quel che rimane, per vivere un altro po'.
Nutriente. La vita che se ne va.
A guardarla da quaggiù sembra un'insegna di un luna park.
Stasera ancora, parla alla luna.
Dille che sei padre di due parole,
ed un paio di scarpe a cui non hai mai insegnato a camminare.
Ti dirà che sei un uomo
con troppi figli
dentro al cuore.



































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04/03/2004

Postato da
anima alle 21:00

IN ME
Giocoso volere di due mani ballerine.
Impegnate a dissimulare noia, a smarginare le ore come fronzoli leggeri sui pensieri.
A ritmo costante, lasciare orme nere.
E prendi quel che c'è qui intorno.
Chicchi di gioia e grani di pene. 
Sono noccioli di tempo che si sgranano per preghiera, umana devozione e pagano piacere.
Nel mezzo, vivo.
A ritmo costante, lasciare orme nere.
E prendi quel che c'è qui intorno.
Chicchi di gioia e grani di pene.
Porta questi occhi lontano. Dietro alle sbarre di un altro futuro, persi fra la nebbia di una città straniera.
E se chiederanno di tornare, afferrali.
Nel buio, addomesticali finchè saranno schiavi di sogni, padroni di qualche vento nomade.
E marionetta cieca sarò felice.
Dondolando su un difetto, in ginocchio sulla ghiaia finchè il dolore sarà memoria.
A ritmo costante, lasciare orme nere.
E prendi quel che c'è qui intorno.
Chicchi di gioia e grani di pene.
Disegnami a china su una tenda di lino.
Inchiostro che scivola fra i riflessi del sole, al mattino.
Mi sciolgo nel tempo, nel resto.
Rimango.
In me.


























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