Bolle di sapone

Ho appartenenze estranee.
Ditemi di chi Sono.

Parla. Con me.
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Qui scrive.
anima.
In minuscolo.
Senza Nome.



27/07/2004

Postato da
anima alle 19:32

PENSIERI E PAROLE
Vivimi addosso.
Ora che mi nutro della sobria felicità della tua lontananza.
Perchè a discapito della ragione, lo so che non esisti.
Quantomeno non per me.
E il segno che ho di te è profondo quanto quei quaranta rintocchi di morte.
Svaniti.
Che tu sia la gioia effimera. Non il sole perenne.
Perchè la mia pelle e già scura eD io voglio brezza leggera.
La tua voce sarà quel che rimane.
A dispetto della tua vita che mai mi incontrerà.
E ti dovrò molto, l'eterno.
Ciò che Dio o un uomo distratto non ha fatto.
Quei pochi passi strappati ad una mattina d'estate saranno il pegno.
Per l'unico invitato alla mia festa.

 


 
















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20/07/2004

Postato da
anima alle 20:41

PICCOLE PRECAUZIONI
A ponente fa freddo.
Lo dicono i tuoi occhi scuri insabbiati da un vento sordo. Senza fruscio, diretto come un colpo basso.
E così tengo una mano sul ventre, a schivare lo stesso dolore.
Non c'è molto da fare quaggiù. C'è da intrecciare le mani e tenersi saldi.
Per due che non sanno nuotare anche un paio di lacrime sono pericolose.
E quel sorriso che ho è gomma da masticare. Lenitivo come un analgesico.
Da assumere a stomaco pieno, lo stesso su cui il vento sta tirando gran botte.
Per cui sei messo male.
A levante fa buon tempo e i vestiti ci stanno stretti.
O troppo larghi quando la brezza ci sorprende e ci gonfia  le spalle.
E gli occhi si consumano dietro le forme di lenzuola e avanzi sul tavolo. Frigorifero vuoto ed un monolocale di periferia.
Il tempo scorre e rimane, si riposa e quando si rivolta è già sera.
E' claudicante e scattante, melenso e spigoloso come solo un tempo precario può essere.
Non è che abbiamo fretta, non è che abbiam paura.
E' che abbiamo solo noi stessi.
Per cui ancora una volta, sei messo male.
Parlo poco, non ho molto da dire.
Ho in testa piccole precauzioni e lontani rimedi.
Quello che dico di solito ha un senso
Me ne vado.
Le scuse e le ingiurie scrivile pure sulla lista della spesa.
Vedrò di conservarle ad una temperatura adatta.
Scendo in strada.
Miagola un gatto, penso di essere randagia e prepotentemente sola.
Ma non fa male.
Affogo il gelato nel rum, ubriaco la gola.
 Dietro, il lago dorme. Due anziani passeggiano.
Cameriere, il conto. Un altro.
Questo lo pago.
Gli altri restano storia.


 

































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