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29/09/2004 Postato
da anima
alle 20:58
BRINDISI Ci sono parole da sottolineare. Le più schive, le più sane. Ho occhi gonfi di aspettative, lucidi. Pronti a scoppiare. A giocare con i riflessi della luce, a giocare a nascondino con le ombre. La frenesia mi scalda le vene, il cuore pompa sangue buono. Resta calma, attenta. Se puoi, in disparte. Allena con cura il tempo. Rendilo resistente, ai piccoli dolori, alla sfortuna e al rancore. Che come ruggine consuma, la voce. Non ti curar che di due cose. Delle tue scarpe e delle parole. Le prime consumale, per fottuto desiderio di godere. Tutto il mondo che c'è da vedere. Le seconde coltivale, quando di parlare sarai stanco. Con le stagioni che verranno, ma senza troppa finezza. Falle riposare su un foglio, invecchiare. Come il vino buono. Brinderemo. Mescolando sapori di vita. Il tuo bicchiere è già colmo. L'hai lasciato qui. Un anno di vendemmia buona. E lo vedo nel profilo del tuo sorriso, nello scorcio di quegli occhi che non temono il tramonto. Non tremare, non sprecare il tempo ad aver paura. Cado e non so rialzarmi. Ma non è così importante, perchè anche la polvere che mi sta addosso, scivola. Con il muso a terra, donna e bambina insieme. E mi viene solo il grasso desiderio. Di ridermi addosso, anche quando le lacrime scendono a bruciarmi le ginocchia sbucciate. Perchè da sempre ho le scarpe slacciate.
commenti (7) 04/09/2004 Postato
da anima
alle 19:07
A LUNGA CONSERVAZIONE Avrei da dire e da tacere. Non so scegliere la parola o il silenzio. E' uno spreco, lasciare che il tempo scorra così come guardarti andare via. Con quel sorriso sicuro, che fa scudo alla morte. Aiuto. Adesso. A credere. Che tu stia sorridendo al di là delle nuvole basse che salutano l'estate. Conflitti dimenticati, bombe inesplose, aria tirata, sedata, nuvole carica di urla piangono pioggia inattesa. Ed altre piccole tirannie: le mie. Quelle futili e stantie, morsicate in più punti, lacere. Toppe sulle ginocchia, logore. Per tutte le volte che ho chiesto perdono. Non convinta di riceverlo. Croce sul cuore, come promessa. Sventolata senza pretesa. Mani aperte, occhi lontani. Ti aspetto, dondolando sulla noia che si farà polvere o farina. Buona per cibare gli umili. E la mia vanità non produce più frutti. L'ultimo desiderio sarà di eterna gioia. Un figlio. Che mi cammini accanto.
commenti (9) 02/09/2004 Postato
da anima
alle 20:36
SANGUE E SABBIA Ho avuto tanto e l'ho tenuto fra le dita. Dolenti. Di quel tempo rimane il sale sulla pelle, l'acqua se n'è andata. Ed io non l'ho trattenuta. Perchè non amo i frammenti del tempo. I ricordi ed i sogni. Sono solo specchi deformi, psicotiche deviazioni dell'anima. Sono sana. Pulita, limpida, fantasma della mia voce.Affondo piano ad ogni passo. E trattengo il fiato guardando la terra che mi chiama. A cadere. Senza infamia. Sarei pronta a farlo. Sorridendo. Perchè ho lasciato orme grosse ed allungate, testimone di grossolani difetti e piccole perfezioni. Come i miei occhi che si stringono nel guardare il sole. Aperti, accesi, loro. E mentre il terrore s'insinua piano allungo il pugno. Ideologicamente convinta a combattere. Bagnata di sudore freddo, malato. Che mi scende sulle gambe e tira di spada. Agile e feroce. Non mi posso difendere. Questa vita è crudele. L'importante è accettare la resa.Cantando. Con la voce di chi sa darmi respiro. Basta un uomo a reggere il mondo. Il mio.
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