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27/10/2004 Postato
da anima
alle 16:19
BIANCO E NERO C'è un sibilo sottile che mi passa fra le dita, come aria calda che si bagna sulla pelle. C'è un freddo pezzo di marmo che luccica sulla porta a dare il benvenuto a degli estranei. Ed altre cose in giro. Il paio di scarpe a riposare all'asciutto del balcone, due bustine di tea mezze aperte sul tavolo, le magliette nella lavatrice. L'uscio quasi aperto, che ancora entra sole. La finestra coperta da una tenda fine bianca, pulita. L'orologio di legno ticchetta forte, a scandirmi i doveri. Gli occhiali sono a rovescio sul tavolo, la radio mal sintonizzata lascia altro rumore scomposto nell'aria. Del giornale ho visto solo il titolo a mezza pagina. Di me ho letto la vita in bianco e nero. Il trafiletto del mio stomaco reclama qualche boccone, nessuna preferenza particolare. Il senso pratico in bella vista, mette insieme due fette di pane e formaggio fuso. Ci sarebbe l'anima a tirar di baionetta, ma è finita nel marasma di altre guerre sontuose. In retroguardia, spunta bandiera bianca. Non che sia troppo coraggiosa, di grande ha solo la storia. Si dice spesso che sia malata anche lei. Lo strillone grida che i giochi son fatti. E allora non resta che far palle di carta per il fuoco. Che di numeri arretrati ho pieni gli occhi. Di voci sommesse come tormenti perpetui, di sguardi furtivi come ladri di corpo. Han voluto a pegno del sangue, scaduto. Avidi di ciliegie amare. In prima pagina dicono che era una donna per bene. Non si sapeva però quale fosse il suo mestiere. Godendo di nulla si vive di stenti, cose da nulla. Il peso del nero affonda fra le righe del bianco. In precario equilibrio, finchè l'inchiostro cade. Arrivano ombre sui profili delle cose. Si allungano. Tazze, sedie, finestre, poltrone. E poi calzini, coperte, forchette e specchi. Spettatori solidi di un essere liquido. Scivolo. Disoccupata da tutto il resto.
commenti (8) 19/10/2004 Postato
da anima
alle 20:58
EMOTIVE DISTORSIONI Ho le mani calde e le dita consumate. Ho i sensi stretti dentro suoni di tamburo, come rintocchi sordi a blandirmi l'anima. Come carezze striate di forza, appena tirate, scivolate dietro al suono lungo di un altro accordo. E le braccia forti, già in allarme. Pronte a sostenere uno sforzo improvviso. Sentinelle vigili di muscoli molli. Sono scomoda perfino su questo letto. Oggi. Non lo so se sia il tempo che è girato in pioggia o il cuscino mal amalgamato. C'è odore di bruciato, di foglie zuppe. E profumo di marzapane. Che si scioglie piano in bocca, si incolla sulla dita, si sbriciola sulla labbra. Imperfezioni golose sul viso, ti passi col palmo il naso e te lo strofini che un poco s'arriccia. A gioco di gatti, con gli occhi stretti, sembri bambina. Pizzichi con le labbra le dita a cercare un altro granello da mandare giù. Quando qualcuno ti guarda, fai gli occhi grandi come a dire benvenuto. Ma non parli, non so nemmeno che tipo di voce hai. Se insegui le note corte, se allunghi le vocali, se un qualche posto ti abbia lasciato in gola qualche accento preciso. E' che dici solo quel che serve. E poi ti guardi attorno come per far parlare le cose al posto tuo. Hai una borsa blu, un'agenda fitta di inchiostro nero, un maglione rosso, un paio di scarpe bianche, una casa dipinta di fresco. Questo è quel che so di te. E cento altre cose vorrei sapere. Se ami il mare, se giochi con la sabbia affondando i piedi. Se ti piace la torta di mele. Se di notte sogni. Se hai smesso di farlo. Se quando sorridi a labbra strette e le guance ti si riempiono, sai di essere bella. Oppure non te importa nulla. Ho un maglione addosso. La lana mi pizzica le spalle. Ho un nodo in qualche pezzo di corpo. Nei polmoni quando la tosse si fa secca, nello stomaco quando l'acqua è acida, nella testa quando tutto intorno è bianco. Addolcisco questo piccolo malanno ed affondo gli occhi nella finestra. Sulla strada passano auto. Non ci son trenini, ninnoli e generali di zucchero a proteggermi ora. Io già ferita di guerra. Già guarita dai colpi di battaglia. Risuonano solo ogni tanto sfuocati ricordi. O sono rintocchi di maestro indiano su tabla, chi può dirlo. Guardi altrove con gli stessi occhi accesi. Di una curiosità vorace, che ti fa mangiar le unghie. Che ti toglie pure gli anni. Hai lasciato il mio nome scritto in nero a sigillare i sogni. Ho lacrime di zucchero sulle guance. A bagnare anni di terra arida, speranze incolte. Tu sai gioire per nulla, tacere per sempre o pregare a voce alta. Vivere. Anche senza darlo a vedere. Mi addormento contando a rovescio. Dieci, le mie dita. Nove, libri sul comodino. Otto, candele da spegnere. Sette, passi da fare. Sei, quaderni da scrivere. Cinque, giorni per lavorare. Quattro, parole da lasciare. Tre, dolori da dimenticare. Due, anime da accudire. Una. Piccola ombra di luce.
commenti 13/10/2004 Postato
da anima
alle 18:48
PROSPETTIVE Non mi ricordo, hai detto. Strusciando col dito la tenda. Il cielo dietro diventava già scuro. Ed io, ferma sulla sedia bassa, ho unito le punte dei piedi. Magari è successo per caso, hai aggiunto. Lasciando andare la voce, sulle vocali, t'è sfuggito l'accento del nord. Di lato ho respirato forte, la gola comincia a farmi male. E' così che mi distraggo, quando non si dovrebbe. Fissando il pavimento e gli incroci perfetti delle mattonelle, cercando profili delle cose dentro le venature del marmo. Poi devi aver buttato lì che non è stato divertente, nemmeno noioso. La classica via di mezzo. Il tuo difetto è che non ti sai accontentare. Lo penso da sempre, non mi interessa dirtelo, però. Perchè ci sono un sacco di gesti, parole, luoghi e sguardi che conservo da qualche parte. In giro per la testa, in ordine sparso. Disordinati, orfani alla fine. Da regalare, o quantomeno lasciare a pegno. Finiti ad aspettare. Il momento giusto. Ma ho i riflessi lenti e ad un certo punto è sempre troppo tardi. E di dentro parcheggio la vita, ormai sta sempre più stretta, ho scatole piene e senza etichetta. Se mi mettessi a cercare alla fine potrei anche scoprire di essere una brava persona, così senza troppe pretese. Ma del resto che importa. Continuo a vivermi addosso, in maniera indecisa quel che mi trovo in mano.Una grossa grana e un po' di coraggio, timido anche quello. Un grappolo d'uva bianca, dolce.Che non riesco a mandare giù. Vuoi del pane, chiedi. Faccio di no con la testa. Un po' perchè non mi sembra il momento buono per mangiare, un po' perchè ho ben altro da fare. Seduta qui. Torni con una bottiglia di vino e quattro fette di quello scuro, comprato ieri. Ti siedi a cavalcioni sulla sedia impagliata, qua tutto sembra che si sfili. La sedia, i discorsi e la tenda. Il primo bicchiere ti scivola via veloce. Ci voleva. Il secondo lo riempi per metà. Ridi a bocca stanca, con gli occhi sorridenti ma un po' tirati. E' così evidente. Che buchi di voce il silenzio. Così tanto che le orecchie mi fanno male. Non fosse per i miei occhi ostinati non mi accorgerei che il mio piede destro si muove, in un ritmo distratto, stonato, quasi malato. E non capirei che tu non sei fatto per vedere. Ma solo per farti guardare.
commenti (7) 06/10/2004 Postato
da anima
alle 14:40
VETRO Piccole perle intorno al collo. Ho deciso di essere bella. Con gli zigomi maturi e la faccia segnata. Del resto il corpo già lo è. Adatto questi due occhi al bizzarro risultato d'insieme. Sembra polvere fina, quella che copre lo specchio, sembra un sole distorto, quasi raffreddato. E se la stagione è malata, che Dio la curi. Se troverà del tempo. Proiezioni sporche, mi sfrego le palpebre. Guardo più forte. Quasi a bucare il vetro che freddo risponde. Non ho colpa. Ripasso il rossetto, non proprio per voglia. Per consumare il gesto. Per riempire il momento. E la labbra sbavano già il sorriso. Contrappesi del resto non ne ho molti, vivo d'eccesso. Di colore e di pallido fervore. Mi fermo soltanto un attimo prima del precipizio. Quando sto per cadere. Con le mani in avanti. Come biglia che rotola in buca, come vetro freddo che corre. Come perle su un filo di stoffa.
commenti (18)
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